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19 novembre 2018

Progetto “Né bulli, né vittime”


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Negli ultimi anni la cronaca narra sempre più spesso di episodi di prevaricazione tra giovani, che sfociano molte volte in azioni violente e pericolose. Secondo i dati del Telefono Azzurro, infatti, il bullismo è un fenomeno in espansione che coinvolge un ragazzo su tre sia di sesso maschile che di sesso femminile.
In genere i ragazzi mettono in atto comportamenti di bullismo diretto, osservabile perché gli attacchi fisici o verbali sono apertamente diretti alla vittima; le femmine utilizzano invece le armi del bullismo indiretto, una forma più psicologica e difficilmente rilevabile nella quale viene messo in atto intenzionalmente un isolamento sociale, per escludere la vittima dal gruppo attraverso pettegolezzi o storie offensive.
Le vittime coinvolte sono principalmente di sesso femminile e di età compresa tra gli 11 ed i 14 anni, anche se è presente una buona percentuale di adolescenti.
Con il diffondersi delle nuove tecnologie questo fenomeno è nettamente peggiorato, e sono cambiati anche i modi di fare bullismo: purtroppo è sempre più facile essere bullo nascondendosi dietro uno schermo e recare danno alla vittima per la semplicità della diffusione dei materiali attraverso i social network.
Sono cambiati così nel corso del tempo anche i ruoli ricoperti dai bulli, dalle vittime e dai gregari.

Per meglio comprendere il fenomeno che stiamo analizzando, possiamo utilizzare le parole di Dan Olweus, lo studioso norvegese considerato la massima autorità in materia di bullismo:

“uno studente è oggetto di azione di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da uno o più compagni”.

imagesQuesta definizione chiarisce quali sono gli elementi necessari perché si possa parlare di bullismo, ovvero persistenza (o sistematicità) cioè il ripetersi degli episodi di prevaricazione più volte nel tempo, intenzionalità, la volontà del bullo di umiliare la vittima e asimmetria, ovvero disequilibrio di potere tra bullo e vittima.
I fattori che determinano realmente l’insorgere o meno di un carattere bullistico sono quelli di tipo educativo/psicologico. Il primo tra questi riguarda gli stili educativi familiari: se lo stile educativo adottato dai genitori è troppo permissivo e al bambino non vengono dati regole e limiti, egli cercherà di capire fino a dove si può spingere attraverso l’aggressività e la sfida delle regole a danno di altri; se invece lo stile è di tipo autoritario, il bambino cercherà di scappare dalle regole che gli sono state imposte riversando su altri la stessa violenza usata su di lui.
Anche le relazioni tra gli stessi genitori sono importanti perché il figlio, di fronte ai continui conflitti delle figure di riferimento, tenderà ad imitarli anche al di fuori del contesto famigliare.
Sicuramente anche i fattori sociali influenzano il dilagare del fenomeno del bullismo: a livello macrosociale viviamo in una società nella quale vi è una distinzione ermetica tra vincenti e perdenti che non tollera i più deboli: chi non si adegua ai parametri imposti è quindi escluso dal gruppo e vittimizzato, mentre i bulli che rispecchiano l’immagine dei vincenti sono non solo tollerati ma anche giustificati nei loro comportamenti aggressivi. A livello microsociale possiamo osservare che nei gruppi si crea spesso una dinamica di appartenenza-esclusione che porta all’emarginazione del diverso causata da una diffusione di responsabilità di tutti i membri.
Studiando tale fenomeno del bullismo possiamo dunque comprendere quanto esso sia determinato dal mondo adulto in numerosi contesti di vita quotidiana. È dunque un dovere per ogni adulto occuparsene per evitare il crearsi di un circolo vizioso legato alla violenza.
Numerosi sono gli ambienti in cui è bene trattare l’argomento e fare prevenzione e molte le figure positive che possono ruotare attorno agli adolescenti per offrire immagini che li aiutino a prendere le distanze da episodi di prevaricazione.

Il progetto “Né bulli né vittime” promosso dal Sistema Bibliotecario dell’Ovest Bresciano e dall’Associazione “Il Club” di Palazzolo s/O, nei prossimi mesi entrerà nelle scuole secondarie di numerosi paesi e nelle rispettive biblioteche per sensibilizzare adulti e ragazzi sul tema del bullismo e per offrire strumenti non solo per conoscere ma anche per combattere tale fenomeno.

Il progetto è condotto da:
Dott.ssa Manenti Sara, Psicologa Clinica
Dott.ssa Fenaroli Laura, Psicologa Clinica

Per maggiori informazioni, visita il blog dell’Associazione Il Club, alla pagina relativa al Progetto.

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