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20 ottobre 2018

“Un Dio slalomista e qualcuno ci crede pure”: l’approfondimento di Sandro Cominardi


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“Qualche giorno al mio paese natio, nel mese di agosto. Andata e ritorno da Bologna. Non venivo a Palazzolo dal dieci maggio di quest’anno. Come faccio di solito, controllo le novità con uno sguardo critico. Vorrei parlare delle cose nuove che ho notato e di un certo discorso che mi è capitato di sentire. Non potendo scrivere di tutte due le cose, scelgo la seconda, rimandando il resto, forse, alla prossima volta.

La frase è stata detta da un personaggio femminile molto noto in città e nei dintorni. Suona pressappoco così: “In questo luogo, come del resto in quelli in cui vivo, non ci saranno mai tornado distruttivi in quanto protetti dalla preghiera”. Naturalmente tante altre cose che tralascio. Dico solo che avevano, come sottofondo, la colpevolizzazione di chi non segue i dettami, tutti categorici, detti dalla cattedra solenne di un rito religioso.

La prima considerazione è un po’ banalotta, ma con una certa logica: il buon Dio si diverte a fare slalom. La seconda dello stesso tenore: allora i cataclismi avvengono solo là dove i cittadini sono atei e i credenti non praticanti. La terza considerazione è un po’ più complessa e richiama l’obbligo che dovremmo avere noi adulti: promuovere riflessioni utili al bene comune.

Per questo ho pensato al concetto di “inconscio collettivo”. Cioè a quel “non luogo” dove vanno a collocarsi i “rimossi collettivi”. L’inconscio è quel mondo di non consapevolezza che opera e condiziona, impedendoci di essere totalmente noi stessi. In questo non luogo si colloca inconsapevolmente tutto il rimosso, cioè tutto ciò che ci da fastidio e che ci fa star male. Nel caso nostro, collettivo in quanto raggiunge e fa diventare pseudo cultura tutto
un contesto cittadino e dintorni.

In poche parole: meglio non criticare e/o far finta di crederci e rimandare nel non luogo l’eventuale impegno a riflettere e a parlarne. Il riflettere e parlarne potrebbe mandarmi in crisi; il non farlo mi mantiene in pace. A me viene da pensare alla pace dell’eterno riposo.

Se poi chi ha espresso il concetto sopra citato, ha anche un ruolo terapeutico ed educativo, tutto questo mi inquieta. In teologia esiste un capitolo che potremmo intitolare “razionalità della fede”. Anche per il credente il cervello è un dono di Dio e tutto ciò che addormenta il suo utilizzo non può essere considerato positivo nel processo educativo, terapeuti… e probabilmente anche nel campo delle fede.

Sandro Cominardi”

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