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21 ottobre 2018

[A SPASSO NELLA STORIA, di F. Ghidotti]: Demolire o salvare il ponte?


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Ci sono due date che lo testimoniano.

Nel 1909 l’Associazione Agricola Commerciale Industriale delle plaghe bresciane e bergamasche dell’Oglio, che aveva come compito statutario quello di mirare allo sviluppo delle energie locali nell’agricoltura, nei commerci e nelle industrie, che equivaleva cercare i mezzi per facilitare gli scambi, per portare i prodotti della plaga sui mercati più convenienti, per mantenersi in contatto facile e costante con tutti i centri di attività e produzione non solo della regione lombarda, ma anche dei porti di mare rivolgeva il 29 gennaio 1909, alle ferrovie dello stato un Memoriale che ebbe l’appoggio della Deputazione provinciale di Brescia per ottenere miglioramenti del servizio delle linee Bergamo-Palazzolo-Brescia e Palazzolo-Paratico-Sarnico.

Quindi passava in esame il problema della viabilità ordinaria che fa capo alle amministrazioni provinciali, studiando la rete stradale delle due sponde dell’Oglio, concludendo che un ostacolo, che ha origine nella storia di Palazzolo, è il ponte sull’Oglio, che vieta la moderna utilizzazione della sede stradale di prima categoria (m.5,50 di larghezza) che e costituisce le colonne d’Ercole per qualsiasi mezzo di trasporto a trazione meccanica.

Contro la curve ed il dislivello del vecchio e glorioso ponte, continuava ,sono venuti ad infrangersi tutti i progetti di tranvie e di elettrovie che vennero studiati in questi ultimi tempi. La solida e complessa sua costruzione ostruisce inoltre il deflusso delle acque e dà luogo a quella normale condizione di subumidità che, per la parte bassa del paese, è fomentatrice di malattie infettive. Sono poi facili e frequenti le inondazioni causate dalla bassa posizione degli archi e dall’enorme massa dei piloni di sostegno.

Perciò l’Associazione nella riunione del primo maggio 1909 ha accolto con unanime plauso la proposta ardita e geniale avanzata dalla Presidenza per la costruzione di un nuovo ponte sull’Oglio nell’abitato di Palazzolo e nominata una commissione di studio che il primo agosto ha presentato un progetto preliminare proposto dall’ing. F. Leonardi di Milano, con un preventivo di spesa di 140.000 lire.

1809 Un secolo prima.

Il 12 giugno 1808 l’architetto palazzolese Carlo Antonio Manna, scriveva al sig. ingegnere in Capo “Avendo presentito che li sig.ri ingegneri d’acque e strade abbiano progettato un nuovo ponte alla strada della parrocchia, giudicando essi insostituibile il ponte vecchio, come per dire la verità trovasi in cattivo stato, mi son fatto coraggio di sottometterle, sig. ing.ne in capo, alcune mie riflessioni, prima che ella passi ad un progetto, che portarebbe sommo discapito all’intero Paese, ed alla grandiosa chiesa stessa di recente costruita.

-Fatto serio esame in tutta la sua estensione ai piloni, che portano gli archi di detto ponte, non che agli archi stessi,trovo non essere momentaneo il pericolo, ma anzi sono d’avviso, che qualora ella volesse adottare per commodo del Paese di transitare sul medesimo ponte,io esibisco la mia opera per renderlo solido come se fosse costrutto di nuovo, sottostando a qualunque pericolo, e compromettendomi del proprio, o con idonea sicurtà a quanto offro.

-Le opere da eseguirsi saranno fatte senza essere intercettato il passaggio sul detto ponte, e così pure si sottomureranno i piloni, e si formerà l’arco distrutto, senza che i carattieri siano punto interrotti dal loro viaggio per detta opera, a riserva degli ultimi giorni dell’appianamento dell’arcata, così pure faccio riflettere, che quando non mi fosse permesso di tagliare la palata onde avere l’abbassamento possibile dell’Oglio, restituendola nello stato primiero a mio carico all’opera finita, non potrei accettare tale incarico.

-Quando, ella sig.ing.re in Capo, venisse in determinazione di accettare quanto le sottopongo, sarebbe mia opinione di allargare il ponte di braccia quattro circa più del presente, non ritrovandosi ora, che della larghezza di braccia sette, oncie sei circa, larghezza, che ella vede incomoda, potendosi invece ridurre alla larghezza di braccia undici, oncie sei circa.

-I piloni ed i taglia acqua saranno rimessi nella parte mancante in buona e laudabil forma e saranno impiegati dei materiali di simile qualità squadrati e lavorati come il vecchio formando per così dire col nuovo al vecchio un solido e solo macigno….

-Mi obbligo pure formare li casseri ai rispettivi piloni per asciugare le profondità, onde rimettere i macigni di pietra, che occorreranno; ed insomma mi obbligo fare tutte quelle operazioni che potrebbero occorrere per renderlo solido, come se fosse costrutto di nuovo per la somma di italiane lire ventiquattro milla, sottomettendomi anche all’intiero rifacimento del ponte qualora cadesse dopo il giorno che si stipulasse il contratto a tutte mie spese colla manutenzione di dieci anni avvenire.

-Il lavoro tutto sarà ridotto a compimento entro il ventuno del mese di febbraro 1809 quando però le acque non eccedessero la solita altezza in detta stagione. Questo è quanto, sig. ing.in Capo, le posso sottomettere, assicurandola che il progetto non può che essere di sommo vantaggio al Governo e di grande interesse al paese. Mi pregio di contestarle i sensi della mia più distinta stima e considerazione. firmato: Carlo Antonio Manna architetto”.

Una breve aggiunta: la proposta Manna avrebbe portato la larghezza del ponte restaurato a metri 5,50. come quella della strada di prima categoria del 1909.

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