La piccola Battaglia portatile

​Ciao, sono tornata a scrivere l’imperdibile (seeeh) rubrica dall’innovativo titolo “Qualcosa da leggere”.
La pausa estiva si è protratta ma cosa vuoi mai una balla e l’altra il tempo fischia via che neanche guarda.
Non ho intenzione di affliggervi con il resoconto del mio ultimo mattonazzo in lettura, anche se ne sarei estremamente tentata.
Quasi quasi lo faccio.
No dai, per stavolta vi va bene.
Voglio invece proporre un libro che mi ha fatto spesso sorridere, talvolta ridere e altre ancora commuovere di quel magone tenero e delicato che in un certo senso fa piacere.
Lo scrittore è parecchio famoso ma purtuttavia non se la tira, forse perché abita a Casalecchio di Reno forse perché non è quel di genere che deve a tutti i costi ostentare la sua sterminata e inavvicinabile cultura.
Il libro tratta in modo esaustivo come argomento la Battaglia, che sarebbe una bambina o meglio la sua bambina. Sua figlia.
La racconta, in cento e novanta micro episodi, come se ti parlasse: quella volta che siamo andati, e poi c’era successo che (lo scrivo per rendere evidente al lettore lo stile colloquiale).
Non spoilero nulla, lascio a chi si avventurerà in queste piccole pagine il piacere di divertirsi, perché è un libro sostanzialmente divertente.
Voglio solo mettere una breve nota a margine. Paolo Nori, come tutti noialtri genitori di un certo livello anagrafico, si interroga su cosa vuol dire fare la mamma o il papà al giorno d’oggi.
E si chiede (come me) se è capace, se è bravo, se è abbastanza.
Non lo sapremo mai.
Però nel leggere le sue note si capisce una cosa bellissima: è stato molto molto attento. Ha osservato, ha ascoltato, ha colto i segnali.
Ha considerato la piccola Battaglia una persona, non la sua bambina. Non l’ha guardata “come si guarda un parente” (cit.).
E l’amore cari miei altro non è che attenzione.
Fine (alla prossima).