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21 ottobre 2018

“Il nostro fiume al centro di secoli di controversie”, di Francesco Ghidotti


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I diritti bresciani sull’Oglio

Un altro murascho entra in scena quando si tratta di argomentare sui diritti bresciani sull’Oglio e le sue sponde, da cui deriveranno scontri legali, battaglie in campo aperto, abbracci di pace e promesse giurate fra i ”confinanti” durate per secoli.
Si tratta di Carlo Urgnani, originario di Mura,che a 25 anni era nello studio del notaio Lelio Soncini di Brescia, perché si istruisse ne’ pubblici affari. Fu perciò in grado di scrivere nel 1723 una “relazione storica, politica, topografica del fiume Oglio e suo corso, di dominio e ragione della città di Brescia”, il cui originale, di quasi 300 pagine, è presso la Biblioteca Lanfranchi. Nel manoscritto si narra dei processi e dei bandi, “ formati dai Rettori veneti a causa d’archibuggiate ed altre violenze fatte dai Cremonesi contro i Bresciani“. C’é un capitolo intitolato: “Licenze d’armi da fuogo alli deputati dell’Oglio e confini e loro servitori”. Tutto ciò la dice lunga sul clima intorno alle sponde del placido Oglio!

Il nostro fiume al centro di secoli di controversie

Secondo la costituzione di Federico I, dettata dai dottori dell’Università di Bologna, i fiumi e quindi tutto ciò che riguarda l’uso delle loro acque, navigazioni, porti, ponti, pescagioni, molini, seriole, sono di proprietà dell’imperatore, che ne può disporre a suo piacimento. Diventati i vescovi diretti rappresentanti degli imperatori di Germania, cercarono di ottenere anche la concessione dei diritti sull’Oglio. Nel 1037 Corrado II concede al vescovo di Brescia Ulderico la giurisdizione su entrambe le sponde. Anche il vescovo di Bergamo nel 1041 ottiene da Enrico III tutti i diritti sul contado bergamasco, il cui confine di levante è rappresentato dall’Oglio. Ognuno dei feudatari cerca di sfruttare al massimo le concessioni imperiali. E’ soprattutto il vescovo di Brescia che, sicuro del suo diritto su entrambe le rive,si sente l’unico padrone del fiume. Chiunque ha bisogno di utilizzarne le risorse deve rivolgersi a lui. I Bergamaschi ed i Cremonesi, mal sopportano la supremazia bresciana sulle due sponde del fiume. Alla prima occasione di dissenso fra Brescia e Bergamo per ragioni di confine in quel di Lovere, si ricorre alle armi e gli scontri avvengono lungo il basso Oglio.

La battaglia delle Grumore

L’11 marzo 1156 i Bresciani invadono con il loro esercito il bergamasco passando il fiume a Pontoglio poichè le solide difese di Mura lo impedivano. Nella campagna di Palosco detta “Le Grumore” avviene lo scontro. I Bresciani alla fine sono vincitori, distruggono il castello di Palosco e rientrano in città esultanti portando lo lo stendardo di S. Alessandro, patrono di Bergamo. Il 21 marzo, nei prati vicini alla chiesetta di S. Michele, nella campagna fra Palosco e Palazzolo, viene concluso un trattato di pace con solenni promesse da ambo le parti.

Lo scontro della “mala morte”

Sorgono nuove alleanze: i Bergamaschi stanno coi Cremonesi per nuove rivendicazioni sull’Oglio. I Bresciani si alleano coi Milanesi. Nel 1191 scoppia la guerra, che si svolge di nuovo lungo il tratto di fiume da Palazzolo a Rudiano. Ai primi di luglio i Bergamaschi pongono gli accampamenti a Telgate e Palosco; i Bresciani a loro volta conducono il carroccio e prendono posizione a Palazzolo e mandano altre forze a tenere i castelli di Pontoglio e Rudiano. Nella notte del 6 luglio Bergamaschi e Cremonesi, forti di 1500 uomini, gettano un ponte di legno a Cividate e si danno a saccheggiare le campagne di Urago e Pontoglio. La mattina del 7 luglio avviene lo scontro decisivo ed i Bresciani ricacciano gli alleati di là dal fiume. Il ponte si spezza e nell’Oglio finiscono uomini ed animali. La sconfitta costò un alto numero di caduti tanto che la battaglia passò alla storia col nome di “Mala morte”.

Gli scontri non risolvono le annose questioni di confine per cui nel 1192 interviene lo stesso imperatore Enrico VI a dirimerle, riconoscendo i diritti del comune di Brescia su ambedue le sponde sia “dalla corte e territorio di Mura e dalla corte e territorio di Palazzolo in su fino al lago d’Iseo e in giù fino a Mosio”. E’ questo l’atto che sanziona l’appartenenza delle due corti regie al bresciano e dall’unione dei loro territori nascerà il “comune” di Palazzolo.

A Mura l’11 agosto, nel prato di S. Pietro in Valico, posto fra Mura, Telgate e Grumello, all’ombra di un noce, i consoli bresciani e bergamaschi, con largo seguito di consiglieri e di popolo, firmano e giurano una nuova pace. Le dispute non finiscono qui e l’8 luglio 1219 nel chiostro della pieve di Palazzolo, si svolge un atto di pacificazione e con un accordo per la costruzione di una strada nuova che unisca Mura con Grumello e che dovrà essere portata a termine entro i primi di settembre. Nel 1427 coll’avvento della Repubblica di Venezia, in occasione di altre controversie fra Milano e Venezia, si riconferma che ambedue le rive, per la larghezza di 100 trabucchi (circa 260 metri) sono proprietà bresciana. Solo la pace di Lodi colloca il confine fra Brescia e Bergamo al centro del fiume.

Ma tale decisione non avrà importanza per noi. Il nuovo confine fra Milano e Venezia ora è il fiume Adda.

di Francesco Ghidotti

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