“L’om del vers del gat”, di Sandro Cominardi

Domenica 11 ottobre 2015, festa dei cugini Cominardi.
Programma semplicissimo: ore 11 Messa in santa Maria Assunta; ore 12,30 gambe sotto il tavolo presso… Beh! non importa dove.
Eravamo in 63 (sic!). Se tralasciamo chi non ha ancora raggiunto l’età della ragione, quattro generazioni felicemente insieme.

Tutto è cominciato all’inizio del ‘900 quando nonno Antonio e nonna Alessandra Bertoli da Chiari si trasferirono alla “Palazzina”, a Palazzolo in via Gavazzolo. Mezzadri, con i campi a ridosso di quello che adesso è il ponte di viale Europa (allora non ancora nella fantasia dei tecnici). Tredici figli, naturalmente zii di noi cugini che, a nostra volta, siamo diventati anziani quasi tutti.
Durante e subito dopo la seconda guerra mondiale ( alla prima noi cugini non eravamo ancora nati) ci si trovava alla Palazzina. Anche se poveri, alla Palazzina con la campagna, le mucche, le galline, i conigli, i frutti sulle piante (anche se mezzadri) e quelli lungo le siepi, si trovava sempre qualcosa da mangiare. Spesso la minestra di latte con i “tèèdèi”, che gli studiati chiamavano “tagliatelle”. Qualcosa di più sostanzioso negli anni seguenti, quando ci si trovava per le seconda Festa di Pasqua.
Non ricordo esattamente l’anno d’inizio, ma tantissimi anni fa, si decise di “indire solennemente la festa dei cugini Cominardi”. Allora di zii ne erano rimasti poco meno della metà. La festa era riservata ai solo cugini, ma loro arrivavano puntuali, verso la fine del pranzo per godere degli applausi scroscianti perché affettuosi.

Ora gli zii Cominardi se ne sono andati tutti; sono rimaste due zie diventate Cominardi per via dei mariti. Ultranovantenni e con acciacchi vari, ma domenica c’erano pure loro.

A questo punto, non potendo scrivere tutta la nostra storia, mi voglio limitare a due ricordi della mia infanzia.

Ogni tanto alla Palazzina arrivava l’”om del vèrs del gat” (l’uomo che faceva il verso del gatto), sicuro che qualche cosa da mangiare c’era anche per lui.
Il secondo ricordo mi è venuto in mente solo di recente. Mi sono chiesto: come mai mi sono messo a fare certe cose?
Due zii, di cui uno col cognome Pedrali, erano morti giovani. Gli orfani passarono automaticamente sotto la protezione degli zii. Altro particolare: quando si trattava di condividere le spese per le mangiate parentali, le vedove erano sempre dispensate.

Nella Bibbia si parla di orfani e di vedove per indicare la categoria dei poveri. “Più che le parole valgono gli esempi”, si diceva una volta. Nonostante le strabilianti comodità e invenzioni sconvolgenti attuali e future, gli orfani e le vedove ci saranno sempre, e pure … “l’om del vers del gat.”

Domenica 11 ottobre 2015 ore 16,30, sono ritornato nella mia Bologna con tanto di Palazzolo nel cuore

Sandro Cominardi