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21 settembre 2018

PALAZZOLO NELLA STORIA: “Il portinaio Schivardi”, di Francesco Ghidotti


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“Tra il 1480 e il 1481 inizia lo smantellamento della “rocheta” di Mura che viene privata delle enormi porte ferrate. I battenti e i catenacci sono smontati e conservati in un luogo adatto per ordine del consiglio comunale.
Nel 1484 sono smontati i serramenti del rivellino che la “rocheta” aveva in corrispondenza del ponte dell’Oglio, la cosiddetta “porta pontis Olii versus Rochetam”. Tra il 1494 e il 1496 è interrata la quinta arcata del ponte verso mattina con gran parte del quarto pilone e demolita completamente la “porta pontis Olii versus plateam magnam, che esisteva ancora nel 1482 e che il Benzoli chiamò “torrazzo del ponte”. Al centro del ponte c’era il “rastellum” dove il “daciaro del pontatico” riscuoteva il pedaggio per i transiti sul ponte.” Così scriveva Franco Chiappa negli “Annali”.

Sono passati tre secoli.

E’ la primavera del 1809. Dopo dieci anni il ponte è tornato come prima del 1799: ricostruito l’arco mancante, rinforzate le fondamenta dei piloni, allargato il piano viabile. A fine maggio alcuni muraschi salgono dalla Piazza e si fermano davanti alla casa, numero civico 345 di proprietà della Regia Finanza.
Si affaccia Basilio Schivardi, è l’addetto alla riscossione del pedaggio. I presenti sono del posto. Hanno diritto al transito gratis. Vi abita da otto anni con suo nipote Francesco, due minori di 14 anni e tre donne, sono in sette. Prima di lui, suo fratello Carlo, aveva vinto l’appalto per la riscossione del “pontatico”, incarico confermato per gli anni 1802, 1803, 1804. Ora si é trasferito colla famiglia in uno stabile della Piazza, dove ha un negozio.

“Io e mio fratello, dice Basilio, abbiamo sposato nel 1781 le sorelle Rosa e Margherita Rosa fu Lodovico, nipoti del prete Vincenzo Rosa, quello che venne imprigionato per la questione dei banchi della nuova chiesa parrocchiale. Mio nonno Bortolo, da Montichiari arriva a Palazzolo e qui nasce nel 1724 mio padre Antonio, che nel 1804 è testimonio oculare del miracolo della Vergine che cambiava colore, nella chiesetta di San Pietro. Io e Carlo ci siamo uniti ai giacobini , al tempo della ribellione alla Repubblica di Venezia, abbiamo subito il carcere, alla fine, senza veruna condanna, siamo tornati in paese.”

I muraschi vedono affisso sulla porta del dazio, un manifesto colla data del 28 maggio 1799 che elenca le tariffe del pedaggio, che ha fruttato al bilancio comunale dal 1795 al 1804 una media annua di lire milanesi 2595,4. Versato il canone annuale al Vescovo, le decime all’arciprete e curati il dazio fruttava sulle lire 2000.

Tariffa da pagarsi come segue

Per ogni persona a piedi e carica soldi 2, non carica s.1- per ogni cavallo, bue, mulo somiero carico s.4 – per ogni animale non carico, tanto di uso che di mercanzia s.2- per ogni centinaio di pecore e capre tanto di uso che di mercanzia L.2 s.10 -per ogni carro di 4 ruote, carico con due uomini che lo guidano, con quattro bestie s.12-per ogni legno , carrozza, carrozzino, cariaggio tanto carico che no s.10, per ogni carro bresciano o barozzo di due ruote carico s.4. e così a seguire. Sono gli esenti: gli ufficiali, ambasciatori, loro servitori e corrieri di S.M.Imperiale – i carri, cavalli che conducono merci in entrata od altro che resti ad uso de’ particolari di Palazzolo – i frati mendicanti e altre persone questuanti -i carri bresciani e forestieri che vanno a caricarsi di munizioni, bagagli o altro spettanti all’imperial governo ed il cavallaro di Bergamo – quelli del comune di Grumello a norma della convenzione seguita fra detta comunità di Palazzolo e di Grumello. Infine le pene per chi si rifiutasse di pagare il pedaggio.

Negli eventi collegati alla venuta dei Francesi e poi degli Austriaci, non solo furono liquidate le antiche Confraternite, e tartassati i poveri abitanti, ma il nostro comune, non avendo ottenuto i rimborsi per i mancati incassi derivanti dal pedaggio, fu costretto a vendere i beni acquisiti in secoli di economie.

Francesco Ghidotti

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