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16 novembre 2018

Il risotto di mia nonna, di Sandro Cominardi


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Schiamazzavano i bambini sotto la mia finestra. Finalmente, mi son detto. Non succede spesso in via del Pratello. Poi mi sono ricordato che era la festa dei “dolcetti scherzetti” (non so come si scrive quella parola americana e sinceramente non mi importa più di tanto). Scendo per vedere questi bimbetti tra i cinque e i dieci anni che scorrazzano tra un bar e l’altro recitando la solita cantilena (i bar in via del Pratello sono più numerosi dei numeri civici). Per fortuna, niente grappino; solo “dolcetti scherzetti”.

Tutti gioiosamente schiamazzanti e tutti belli da vedere.

Quando il gruppo si ferma (a volte i bambini si stancano anche loro), mi fermo pure io li contemplo con nostalgica meraviglia. Ho anche pensato: adesso le mamme mi credono un pedofilo! Superato il cattivo pensiero, il mio sguardo si volge verso tre bambini che, con uno spray di colore arancio, scrivono sul muro che delimita il carcere minorile.

Questo proprio non ci voleva!

Scruto la reazione delle tre mamme e inorridiscono nel constatare che nessuna delle tre osa sgridarli. Bastava un “ bambini, così non si fa”! Le ho guardate in modo truce, ma erano troppo beate nel vedere che i loro figli sapevano scrivere.

Morale della favola: non è facile essere genitori autorevoli. Molto più semplice lasciar correre. In termini tecnici si direbbe: la dipendenza patologica nasce anche da un Super-Io tiranno e/o da un Super-Io confusivo. In termini più semplici: “fai così e basta, altrimenti ti picchio”, oppure “adesso lascio correre, da grande poi saprà scegliere”.

Lasciar fare sempre e comunque non è una bella cosa. Aumenta l’insicurezza e questa spesso è l’anticamera della dipendenza. Potrebbero diventare deboli e manipolabili, in balia di chi ne approfitta con autorità. Qualcuno gli dirà quello che deve fare e lui, povero becero, seguirà pedissequamente, senza ragionare e senza responsabilizzarsi. Potrebbe diventare anche uno sempre contro tutto e contro tutti e così andrà sicuramente in paradiso.

A me era venuto il dubbio che i kamikaze, deboli e manipolabili, potessero usare cocaina o anfetamine. Ho letto che effettivamente è successo e sta succedendo. La normalità umana prevede che negli individui predomini l’istinto di sopravvivenza prima e la responsabilità individuale poi. Ai terribilmente deboli e orribilmente sottomessi succede di perdere il senso dell’umana normalità.

La mia nonna diceva: “con molta tenerezza e con tante regole di buon senso, si fa un ottimo risotto”

P.S. Da Bologna, leggo con molto piacere delle tante iniziative culturali ed educative che si stanno realizzando a Palazzolo. Credo possano aiutare a non diventare banali.

21.11.15

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