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19 luglio 2018

PALAZZOLO NELLA STORIA: “La famiglia del fabbro Bonari”, di Francesco Ghidotti


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La famiglia del fabbro Bonari

Con davanti l’albero genealogico, compilato da Franco Vezzoli, avevo cominciato a scrivere dell’incontro fra i Muraschi e il fabbro Francesco Bonari (1763-1813) . Mi aveva preso la mano quell’inseguirsi di famiglie con otto-dieci figli. Ho scelto la narrazione, come ho fatto anche per altri abitanti di Mura e ho ripreso a raccontare.

I Muraschi che seguivano i numeri delle case del lato nord della contrada della Rocchetta, hanno sorpreso il Bonari alla fucina nel suo laboratorio artigianale, al numero civico 344. Francesco, figlio di Giovanni, ha detto loro di essere a Palazzolo da quarant’anni, sposato con Veronica Marini di Paratico di 43 anni, da cui aveva avuto una schiera di nove figli. Eccoli in ordina di nascita:

Simplicio nato nel 1786-Santo n.1789-Marziale n.1791 e morto a 8 mesi-Marziale n.1793- Guerriero n.1796- Maddalena n.1801-Lanfranco n.1805-Fedele n.1810.

Nella famiglia Bonari, continua, ci sono stati soldati delle cernide che nel 1786 furono presenti all’adunata di Rovato insieme a me: Gio. Battista fu Francesco, capo centuria e i figli Francesco e Angelo.

Francesco, per soddisfare la curiosità dei presenti, racconta dello zio Gio. Battista, classe 1726, sindaco tuttofare che nella Quaresima del 1766 insieme al padre del Rosa lavora per riordinare le sepolture del vecchio cimitero. Con loro c’era anche il quindicenne Vincenzo che annota “nello scavare si trovò un pezzo di colonna sulla quale era intagliata una iscrizione di Costantino”. Era il pilo miliare.

Le disavventure per l’affare dei banchi della nuova parrocchiale.

Quando nella notte del sei febbraio 1779 gli sbirri fecero un retata in paese, portando in carcere don Vincenzo Rosa, don Masneri, Gio. Battista Facchi e Antonio Manenti, cercarono lo zio Gio.Battista senza trovarlo. Era incolpato di essersi attribuito, durante l’Assemblea del 5 agosto 1776, la facoltà di distribuire le schede per la votazione. Intanto il Giori, tenendo le due bussole: bianca per i voti affermativi e rossa per i negativi, offriva ai votanti di frequente la prima, dimenticandosi della seconda. La giustizia fece il suo corso e , mentre il Rosa, il Masneri e Giuseppe Morandi furono condannati a sei mesi di carcere, Bonari, Giori, Facchi e Manenti uscirono assolti.

Dalle carte di famiglia emerge la figura del figlio Lanfranco, nato ne 1805. Terminati gli studi in seminario, nel 1829 é coadiutore del parroco di Urago d’Oglio. Dopo la scomparsa del rettore di Mura don Torazza, è eletto dai capi-famiglia degli originari della Quadra, a nuovo rettore. Rimarrà in carica fino al 1854, anno in cui rinuncia, essendo stato nominato primo canonico della parrocchia di Palazzolo.

I Bonari si imparentano coi Casagrandi

Il più informato dei Muraschi aggiunge che Simplicio aveva sposato nel 1828 Lucia Casagrandi di Carlo Antonio, sorella dei preti giacobini Gian Battista, Giacomo e Giuseppe, e abitava al numero 343 della contrada entro la Porta di Mura. Da quella unione, nel 1829 erano nati i due gemelli Decio e Carlo Bonari.

Carlo Antonio Casagrandi, nella sua casa aveva gestito alla metà del settecento tre fornelli per la trattura della seta. Il fratello Gio.Battista, calzolaio, era anche fabbricante di candele di cera. Attività testimoniata sia dai documenti del tempo che dagli uncini fissati alle ringhiere dei balconi sui quali erano appese le candele per la stagionatura, come facevano i contadini col granoturco. Quando Lucia muore nel 1854 a 62 anni, si estingue la famiglia Casagrandi, che si era trasferita a Palazzolo all’inizio del ‘600 da Almenno.

Francesco Ghidotti

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