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16 novembre 2018

Uno stemma Duranti a Mura, di Francesco Ghidotti


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Sul lato nord della Contrada della Rocchetta abbiamo incontrato il fabbro Bonari e siamo all’altezza della fabbrichetta dei Marzoli
Sul lato opposto l’imponente facciata di un palazzo, con un portale in pietra arenaria, sul quale campeggia uno stemma con un’aquila e ai lati una S e una D scolpite nella pietra.
Tra i presenti qualcuno si domanda:
-Ma gli stemmi non erano stati distrutti dai rivoluzionari giacobini ?
-Questo é stato staccato e salvato, per ricomparire ora al suo posto.
-Le due lettere a quale famiglia fanno riferimento ?
-A quella di Scipione Duranti.
-Io pensavo che i palazzi dei Duranti fossero tutti a Riva.
-Uno é anche a Mura dove ha preso residenza una delle famiglie Duranti, quella di Scipione fu Marco. Pietro, nato nel 1539 e Ascanio, nato nel 1542, erano i suoi figli maschi.
Pietro, che aveva sposato Virginia Paratico, abitava a Brescia a metà del 400, e aveva una casa in Palazzolo “drio al fiume Oglio”.
Suoi discendenti sono Pietro e Carlo che nel Catasto del 1641 risultavano proprietari di ”una casa in Pallazolo oltre il fiume Oglio, quadra di Mura, con corpi sei di case terranee, oltre molte altre in solaro, con lozza, cortivo, portico et solaro con colombara, et broletto tutti uniti et cinti di muro, confinante a mezzodì et a monte strada,a mattina fiume Oglio, a sera gli eredi di Gerolamo Morando parte et parte li eredi di Ippolito Schilino et parte Pietro Cavallino, di piò uno e tavole 25, stimata lire duemila”.

Nel 1708 nasce un altro Scipione i cui figli Gerolamo, Pietro, Ascanio e Camillo, nel 1798, si dividono il Palazzo di Mura.
Il nostro architetto Carlo Antonio Manna stende una “stima del casamento posto in contrada di Mura vicino al fiume Olio,e confina da mattina strada, da sera Rosta, da mezzogiorno fiume Olio, da monte parte Tresanda chiamata il Buco, parte altro luogo proprio rustico, parte broletto di ragione del cittadino Pietro Maria Foresti, il qual luogo ed orto é diviso in 4 parti come prescrive il disegno e sono citate una caneva e una giasera.
E siamo al 1806. Di là dalla via entra in attività la fabbrichetta dei Marzoli, artigiani che lavorano i metalli. Di qua l’antica nobiltà terriera dei Duranti.
Il Catasto 1810, evidenzia come le famiglie Duranti si erano sistemate: Gerolamo aveva casa di propria abitazione, con altre stanze al piano superiore, Pietro altre stanze di propria abitazione, Ascanio stanze al piano terreno. Avevano inoltre in comune il rustico, l’aia e un orto. Nel 1818 Gerolamo acquista le loro porzioni di fabbricato. Carlo Scipione si sistema nella parte del palazzo sul fiume, Ascanio più a sud.

Nei primi anni dell’Ottocento, il governo austriaco, per migliorare la viabilità del paese, traccia il nuovo tronco della strada postale per Bergamo e Milano e divide in due la proprietà Duranti. Carlo Scipione, con un accordo concluso nel 1826, cedette all’erario parte del caseggiato, del cortile, dell’orto e il sotterraneo, dove c’erano il torchio e il locale adibito a filanda, per 5900 lire austriache.
La storia dell’altra parte del Palazzo Duranti la racconterò in una prossima puntata.

Francesco Ghidotti

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