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20 ottobre 2018

La banda, la mongolfiera e i concerti in Piazza – di Francesco Ghidotti


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Una sera dell’estate 1776

Il cronista racconta

“Una compagnia comica, mantenuta da un venditore di rimedi, faceva la Commedia in Piazza del mercato. Vi era un grande concorso di gente, anche di forestieri. Una sera di maggior folla, per alcune parole di un ubriaco vicino al palco dei comici, nacque un subitaneo spavento di tutti gli spettatori . I vicini al palco e gli altri lontani, facendosi spavento ed apprensione gli uni cogli altri , si diedero a fuggire rovinosamente senza motivo, andando a precipizio per le strade. Molti a nascondersi in luoghi remoti, credendo ciascheduno seguita fosse qualche rissa. Anche quelli che avevano veduto e sentito il goffo ubriaco che aveva data occasione a tutto questo spavento. Quegli stessi che non avevano voluto fuggire, erano trasportati dalla folla. A riserva però di un po’ di paura, di alcune seggiole fracassate, ed alcune scarpe, cappelli ed altre robbe femminili perdute e ben presto ritrovate, non vi fu altro di male”.

 

I concerti in Piazza

Virgilio Bianchi, figlio di Giovanni Battista, nato nel 1822, crea nel 1846 un complesso “filarmonico”con regolare scuola di musica, ospitato nella sua casa a Mura, in contrada di S.Giovanni. Nel 1852 chiede all’autorità provinciale di trasformare la sua scuola in una “ società”. Dopo non pochi dinieghi, nel 1853 costituisce la “Società filarmonica” che tiene concerti sulla pubblica Piazza. Società che nel 1863, si trasformerà in “Banda degli operai” e, più tardi, sarà finanziata dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso,con sede in Piazza del Mercato. Una immagine del corpo bandistico scattata nel 1885 nel cortile di Palazzo Muzio, mostra i 39 musicanti colla nuova divisa con la famosa ” sciaboletta” , protagonista involontaria di una contesa con i gendarmi austriaci di Riva di Trento, raccontata da Colombo Svanetti a Paolo Gentile Lanfranchi e ripresa nel volume “Questa mia Palazzolo” .

In Piazza suona la banda

Dalle pagine del volume del Lanfranchi è possibile seguire la Banda in uno dei concerti che si tenevano in Piazza. Il Bassià racconta all’amico Ponta che non c’era bisogno di mettere degli avvisi, i Palazzolesi capivano che la sera di domenica ci sarebbe stato il concerto della perché di buon mattino si vedevano in giro i “sunadur con le braghe celestine con tat de riga bianca”.
In Piazza erano sistemati dei banconi di legno che formavano un palco a semicerchio, e i ragazzini vi salivano, come fosse una giostra. D’estate era noto che ogni quindici giorni la Banda “la sunaa ‘n piasa”. Bisognava levar tanto di cappello alla nostra Banda che, quando ti faceva sentire la Traviata, il Trovatore, il Rigoletto, “ci faceva venire il magone”. Anche se non tutti erano intenditori, la Piazza si riempiva di gente, che usciva dalle case e dalle contrade per ritrovarsi , come succedeva quando arrivavano le giostre.
C’erano delle serate in cui, negli intervalli fra un pezzo e l’altro, si esibivano acrobati , giocolieri, che strappavano applausi.Dopo la marcia finale, si sentiva Solfero che chiedeva un :” In,..Ino Vecio..”. Altri come Maggi, Curat, Pulusella, Passani e altri vecchi garibaldini reduci delle patrie battaglie, si aspettavano l’Inno di Garibaldi e “sol posol de Giovanini drogher “ si accendevano dei bengala rossi e verdi. E la gente sciamava cantando “ Va fuori d’Italia..,va fuori stranier “.

ALL’INIZIO DEL NOVECENTO

La mongolfiera si alza in Piazza

In una serata con concerto della banda, si accompagnò l’ascesa in pallone. Il sacco era tenuto fermo con delle funi sopra un capace fornello a legna costruito con mattoni nel mezzo della Piazza. Per gonfiarlo con l’aria calda servivano un paio d’ore. L’operazione si svolgeva fra il vociare della gente, fra una marcetta e l’altra. Quando tutto aveva funzionato a dovere il pallone , momentaneamente trattenuto da una dozzina di spettatori , veniva mollato al grido: “Via tutti”. Il pallone si alzava impetuosamente, trascinandosi dietro trapezio e acrobata. Quel giorno, al momento in cui l‘acrobata si staccava dal suolo, si è visto penzolare dal trapezio anche un giovanotto. La ragazza lanciò un grido di aiuto. La mongolfiera, appesantita dal nuovo arrivato, non potè innalzarsi velocemente e andò ad agganciare la gronda del tetto della casa vicina e fu trattenuta dal trapezio con ragazza e giovinotto. Il recupero fu facile ma lo spettacolo fu subito sospeso per lo spavento della giovane.

Era successo che un intraprendente giovanotto del paese, nei giorni precedenti l’ascensione si era invaghito della bella figlia del Baronio e, per darle prova del suo ardente amore, aveva deciso di seguirla nell’avventura pericolosa e spettacolare che la fantasia aveva trasformato in una gita di piacere in pallone colla bella Baronio.

Così riferisce il testimonio oculare Paolo Gentile Lanfranchi che ne scrisse sul volume “Questa mia Palazzolo”

di Francesco Ghidotti

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