Vai a…
RSS Feed

12 dicembre 2018

Svegliarsi alle sei, di Francesco Ghidotti


Facebooktwittergoogle_plusmail

Anche stamattina, dopo una notte tribolata, chiamata alle 2,15 da parte di una parente che stava male, la sveglia è suonata, si fa per dire, alle 6,20.

Da quando il Bono Carrara arrivava in bici a casa mia, appunto alle 6,15 per avviarci a Bergamo, méta il liceo scientifico con inizio lezioni alle 8,30, le sei e un quarto erano il mio orario d’inizio giornata. Le lezioni terminavano alle 12,40 arrivo a casa per le 14.

Le alzatacce

Dall’autunno del 1945 alzatacce alle quattro del mattino. Era il primo dopoguerra: il ponte ferroviario era ancora inagibile per i bombardamenti. Il convoglio si formava a Cividino. Una fila di carri bestiame, noi studenti mescolati agli operai , che per le sei dovevano entrare al lavoro a Milano. Inverni con neve oltre i 50 centimetri. Mio padre con mantellina grigioverde mi accompagnava , non avevo ancora 14 anni, alla partenza.

Si arrivava a Bergamo che era ancora notte. Sosta nelle sale d’aspetto con Peppino Giusi, che si recava a Milano in università: ciò rendeva l’inizio di giornata diverso: con le sue barzellette fulminanti ,vietato addormentarsi. Operazione rinviata alla prima ora di lezione. ”Voi di Palazzolo, cosa fate lìnei banchi ? Dormite?” “Quasi professore!”.

Colla ricostruzione del ponte, il convoglio proveniente da Brescia, ripartiva da Palazzolo per Bergamo alle 7,10. Via da casa alle 6,30. A piedi si finiva per ritrovarsi in un bel gruppetto sulla via verso la stazione. La nonna Menica era già sulla discesa delle case operaie, si avviava per la messa prima in parrocchia. Sempre in nero.

Anche la prima incursione aerea alle 6,30 del mattino del 23 luglio 1944.

Francesco

Altre storie daDiario