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La rocha magna di Palazzolo sull’Oglio, di Francesco Ghidotti

L’attuale castello, denominato”rocha magna” nei secoli passati, faceva parte dell’insieme delle fortificazioni che cingevano il “castrum palatioli”, coi due nuclei fortificati di Palazzolo e di Mura, dotati l’uno della “rocha magna” e l’altro della “rocha parva” o rocchetta. Probabilmente intorno all’area del castello si sarebbe sviluppato il primo nucleo abitato della nostra città.

Queste fortificazioni facevano parte del sistema difensivo dell’Oglio e sono sorte a protezione del confine e del passaggio sul fiume, nel periodo longobardo-carolingio; hanno avuto la massima espansione nella seconda metà del XIII° secolo. Dopo il 1192, epoca dell’unificazione dei due nuclei urbani nel Comune di Palazzolo, diminuisce l’importanza della rocchetta di Mura e cresce quella della rocca di Palazzolo.

Dopo il 1517, colla cessione al Comune da parte della Serenissima Repubblica di Venezia, il castello decade, così come va sfaldandosi la cinta muraria palazzolese.

Il castello, a forma trapezoidale, è costituito da tre torri rotonde ( due grandi e una piccola) e da una torre quadrata (mastio) chiamate: Mirabella, Ruellina, della Porta di Fuori e della Salvezza. Due erano le porte: del Ponte levatoio della Riva e del Soccorso, coi rispettivi ponti levatoi e postierle. All’interno della rocca esistevano le case di abitazione del castellano e della guarnigione e il pozzo; dal cortile si accedeva, mediante scale, ai camminamenti sotterranei, disposti su due ordini. Dai lati est ed ovest si staccavano le mura, che facevano capo alle porte di Brescia e dei Molini. Il castello è circondato da un ampio fossato sul quale si affacciano i camminamenti sotterranei, ricavati nei terrapieni delle mura stesse, costruite con ciottoli di fiume. Esse terminavano con una merlatura alla ghibellina, sopra la quale c’era una tettoia, che riparava i camminamenti di ronda dalle intemperie.

Il nostro complesso, oltre che a sede della guarnigione militare, ospitò di volta in volta, gli appestati ed i prigionieri. Venne tenuto in efficienza a cura dell’autorità centrale; le spese per i materiali erano assunte dallo stato veneto, quelle per la mano d’opera erano invece a carico dei comuni della provincia bresciana. E’ fiorita e si tramanda da tempo, ma attende sempre una conferma, l’ipotesi dell’esistenza di un camminamento sotterraneo che avrebbe collegato le due fortezze (castello e rocchetta) passando sotto l’Oglio.

Sicuramente sono esistiti passaggi segreti per sfuggire agli assedi e riparare fuori dall’abitato, forse anche in direzione dell’Oglio.

di Francesco Ghidotti