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IL FANTASTICO MONDO DI BRUNA

Di Nadia Boioni

 

 

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di incontrare Bruna Arcaini, una donna carismatica e dal cuore molto dolce che già conoscevo per via della sua passione per le bambole e per la sua innata sensibilità per la vita, caratteristiche che ci hanno avvicinate parecchio alcuni anni fa.

Ma stavolta non è stato un semplice incontro come tanti altri avvenuti in passato, perché il luogo in cui ci siamo incontrate è quello che a me piace definire la sua seconda casa e di cui me ne aveva parecchio parlato, come dire, il suo regno che appare fin da subito incantato. Sì, perché il regno di cui sto parlando è una splendida cascina d’altri tempi che lei, con la complicità amorevole del marito, ha fatto rinascere da un terribile incendio che l’aveva completamente devastata e resa inagibile. Una cascina insomma che è completamente rinata, e assieme a lei a rinascere sono anche le 6.000 bambole che la stessa attualmente ospita, bambole di tutte le epoche e di tutte le versioni, appartenute realmente a generazioni di bambine ormai nonne e che forse hanno addirittura anche già terminato il loro passaggio in questa vita.

Ma lasciamo che sia lei a raccontarci un po’ di tutta questa magnifica realtà.

 

Bruna, quando hai iniziato ad avere questa forte passione per le bambole, e cosa ti ha spinta a collezionarle?

 La mia passione per le bambole è iniziata quando ero una bimba piccola, grazie a mia zia Rosy, che possedeva due bellissime bambole che io adoravo e a cui lei cambiava ogni giorno gli abiti che confezionava personalmente. Direi che questa mia passione è stata un po’ una cosa che ho ereditato da lei. A casa potevo giocare con due bambole di celluloide che appartenevano alle mie sorelle, ma in cuor mio desideravo tanto possedere un Cicciobello, che purtroppo non ricevetti mai.

Forse anche questo desiderio di avere il mio Cicciobello mi ha spinta negli anni, quando avevo ormai l’età per comprarne uno, a legarmi così tanto alle bambole. Posso quindi dire che le bambole per me sono sempre state una grande passione, passione che negli anni è diventata una vera e propria collezione, soprattutto dopo l’avvenimento di una domenica d’autunno del 1976, quando con mio marito passeggiavo nei boschi alla ricerca delle castagne. Fu quel giorno che, chinandomi alla raccolta di alcuni ricci di castagne con i miei guantoni protettivi, notai tra le foglie di un bosco che si preparava al riposo dell’inverno ormai alle porte, una gamba appartenuta ad una bambola. Quella scoperta mi fece iniziare a vagare per quel bosco alla ricerca di tutti i resti mancanti, non so perché, ma sentivo che attorno c’erano tutti i suoi resti ed io dovevo trovarli, perché trovandoli le avrei dato come una seconda possibilità di “rinascere” e sentivo che in qualche modo, rinascendo lei, sarei come rinata anche io, ed anche quella sorella che sei anni prima avevo perso e che avrei tanto voluto riavere con me. Andai a casa e con il dovuto impegno ricomposi quella bambola, a cui diedi il nome Luisa, in onore a quella sorella scomparsa che per me era come una mamma. Aggiustare questa bambola mi fece veramente bene, mi sentivo felice e ricca di quella serenità che da molto tempo ormai non provavo più, ed avevo bisogno di tutto questo, anche se il ricordo di quella triste scomparsa era ed è pur sempre vivo in me, ma mi fa sentire più vicina a lei aggiustare le bambole, forse perché sento che anche lei ne sarebbe entusiasta.

Come hai capito che collezionare bambole ed aggiustarle ti avrebbe fatto bene?

Diciamo che l’ho capito istintivamente, anche perché più aggiustavo e più sentivo che stavo meglio e che stavo facendo la cosa giusta.

 Io che ti conosco abbastanza bene, posso dire che per te la famiglia è molto importante, quali sono i valori che speri di trasmettere a chi ami e a chi verrà a trovarti nella tua casa museo?

 Quello che spero di trasmettere ai miei ospiti è di amare e rispettare la vita con la stessa semplicità e naturalezza con cui lei ci accompagna ogni giorno. Di non smettere mai di dimenticare come un tempo ci si divertiva con poco, anche con un giocattolo che non aveva niente di “virtuale” ma che sapeva sviluppare nel bambino, l’adulto di domani, quella sorta di amore e vitalità che spesso si dà troppo per scontata, al punto da non trovarla quasi più. Vorrei che chi passasse in questa casa museo, che considero un luogo un po’ di tutti quelli che ancora credono nel poter crescere senza mai dimenticare il bambino che era, uscisse più “ricco” di quelle bellezze che nel tempo sono purtroppo andate perdute, perché se noi adulti dimentichiamo il nostro essere stati bambini, non potremo mai insegnare ai nostri figli e nipoti a ricordare a loro volta ai loro nipoti i bambini che erano.

 Nella tua casa museo c’è un book dove chi lo desidera può lasciare un commento a fine visita, chi sono i principali visitatori della tua bellissima casa?

 Non esiste in realtà un visitatore tipo, c’è di tutto, dalla nonna che viene sola per riportare alla sua memoria le bambole ed i giocattoli che appartenevano alla sua infanzia, ai nonni con i nipoti che vogliono mostrare come si giocava quando erano loro ad essere piccoli, giovani famiglie che vogliono immergersi in un epoca che forse gli è stata soltanto raccontata dai parenti, persone che vengono da ogni parte d’Italia ed anche dal mondo essendo situata in un luogo anche meta di turismo.

 Hai in mente altri progetti per la tua casa museo?

 Quando iniziai questa avventura con mio marito nel 2016, l’idea era di utilizzare una parte del casale per dare vita ad una ludoteca, un luogo dove i bambini potevano giocare alla, come dire “vecchia maniera”, utilizzando alcuni giochi che avrei messo personalmente a disposizione. Sfortunatamente però, nonostante la grande dimensione (si parla di 300 metri quadrati), non mi è restato lo spazio adatto a questa necessità, ed ho così dovuto rinunciare a questa parte di progetto, ma spero che col tempo possa realizzare comunque questo mio desiderio, magari trovando uno spazio adeguato nelle adiacenze della mia casa museo.

 Bruna, nella tua casa museo c’è una stanza dedicata interamente al mondo Barbie che abbraccia più epoche, si va dalla nascita di questa bambola, forse la più famosa tra le bambine, a quelle “mostriciattolo” che tanto spopolano tra le giovanissime di oggi, perché questa scelta?

 Ho fatto questa scelta perché ho voluto far notare in un modo più pratico come i tempi siano cambiati da ieri ad oggi, si è passati da una bambola dolce, moderna e molto carismatica ad una bambola che di umano non ha quasi più niente. Un po’ come la realtà che viviamo oggi forse e mio malgrado, dove si assiste sempre più all’abbandono di neonati, e di “mamme orco”, che forse non a caso spingono anche le bambole ad essere come la società che stiamo attraversando o viceversa, questo è un po’ il dubbio che vorrei sollevare con questo paragone chiaramente visibile nella mia stanza dedicata alle Barbie and company di oggi. Stiamo assistendo ad una realtà sempre più priva di quell’amore e cura che invece la bambola richiedeva, sì perché la bambola portava le bambine ad imitare i gesti delle loro mamme che cambiavano il pannolino al fratellino piccolo, al darle la pappa, insomma, a prendersene cura con tanto amore, iniziando già dai primi anni a responsabilizzare un po’ i bambini per il loro domani da adulti, cosa che spesso ai giorni nostri sembra mancare, ed è un vero peccato a mio parere. Bisognerebbe cercare di tornare un pò a quella realtà per diventare forse persone migliori, prendendo esempio dal passato.

 Ora, permettimi una domanda forse impertinente, tu vivi e sei nata a Palazzolo, come mai hai scelto di fondare la tua casa museo a Lenna, in Val Brembana?

 La mia idea iniziale era di poter aprire una mostra permanente a Palazzolo, in una delle tante ville che il Comune di Palazzolo possiede, strutture che ben si sposano quanto a stile alle case delle bambole di un tempo, l’idea iniziale non ti nascondo che era di collaborare col Comune per dare vita ad uno spazio che avrebbe anche potuto portare un po’ di turismo in suolo palazzolese, anche perché di musei delle bambole antiche nel mondo ce ne sono alcuni, ma che danno la possibilità allo spettatore di entrare in contatto col giocattolo no. Purtroppo la domanda al Comune l’avevo fatta, ma mio malgrado gli anni passavano, sono cambiate anche le amministrazioni nel frattempo, ma nessuno si è mai interessato alla mia iniziativa, così ho capito che se volevo realmente trasformare il mio sogno in realtà, dando la possibilità a tutti di visitare la mia collezione (o almeno una parte visto che la casa ne ospita solo la metà di quella che possiedo) dovevo contare sulle mie disponibilità e su quelle di mio marito, che mi ha aiutato tantissimo in questo progetto. La scelta della Val Brembana è avvenuta poiché noi già avevamo in zona una casa vacanza, quindi abbiamo cercato qualcosa che facesse al caso nostro nelle vicinanze, e quando a Lenna ho visto questa casa del 1700 ho capito subito che era quella la giusta dimora per le mie bambole, nonostante non fosse nel mio paese natale che adoro moltissimo.

 

 La casa museo delle bambole si trova a Lenna, in via L’Oro 45. Si sviluppa su tre piani ampissimi e caratteristici dell’epoca e dell’uso che ne facevano nel tempo, ogni spazio è ricco di bambole di ogni tipo e ci sono anche scenografie allestite dagli stessi proprietari capaci di rubare il cuore e di trasportarvi realmente in epoche molto lontane dai giorni nostri. Oltre alle bambole ci sono anche giocattoli in latta, giochi da bambini, cavalli a dondolo di ogni tipo ed epoca, ma anche souvenirs ormai scomparsi da ogni negozio, che sanno risvegliare dolci ricordi nella mente di chi l’infanzia la porta dentro, e posso assicurare che troverete sicuramente un giocattolo in grado di risvegliare un dolce ricordo dentro di voi. Arrivare in questo posto è veramente incantevole, la sensazione quasi indescrivibile, bisogna viverla per capire, perché non esistono parole che possano suscitare tutte le emozioni che li dentro dimorano. Posso solo dire che una volta raggiunta la casa il tempo si ferma, come se tutto quello che si ha in mente (problemi, preoccupazioni ed altre situazioni quotidiane) non potesse varcare la soglia favolosa di quel mondo incantato. C’è tutta Bruna in quelle mura, li, tra giochi di altri tempi, sogni e filastrocche di bimbi che sembrano echeggiare in ogni stanza. Ma come ripeto, bisogna viverla per capire, e vi consiglio vivamente di andare a trovarla, sarà lieta come lo è sempre di accogliervi e di raccontarvi con immensa passione tutto quello che ha da dire di ogni epoca delle bambole che possiede, come se raccontasse una bella favola, perché a Bruna sembra che siano quelle piccole creature a suggerire le loro storie da come le espone con amore, lo stesso che ha messo in ogni dettaglio visibile nella casa, a partire dalle tre date su cui poggerete i vostri piedi appena varcherete la soglia, al confine tra il mondo reale che lascerete alle spalle e quello magico proprio di fronte a voi, quel mondo che solo i giocattoli sanno regalare.

Bruna e suo marito Pierluigi saranno lieti di accogliervi nella loro casa museo per tutti i weekend di agosto, venerdì e sabato dalle 15 alle 18 in gruppi massimo composti da 8 persone, oppure la domenica prenotando telefonicamente al numero 3200928792 o mandando una mail a: arcaini_bruna@libero.it .

Cosa molto importante, visitare questa favolosa casa è completamente gratuito, si possono lasciare delle offerte che verranno però consegnate alla comunità dell’infanzia abbandonata e non verranno utilizzate per la casa. Aspetto le vostre impressioni in merito nel caso decideste di andarla a visitare, se avete un profilo Facebook potete anche seguire la pagina “Casa Museo delle Bambole e dei Balocchi”, e non dimenticate di lasciare il vostro messaggio nel book degli ospiti che troverete all’ingresso, lei ci tiene parecchio. 

 

Qui sotto alcune delle stanze allestite nella Casa Museo di Bruna

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