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12 dicembre 2018

8 MM: “TUTTI I SOLDI DEL MONDO”, “TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI” ED UNA CHICCA FIRMATA DAMIEN CHAZELLE


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Bentornati.
Dopo un periodo di inattività riparte la rubrica 8MM in vista della Notte degli Oscar in programma a Febbraio, freschi dei Golden Globe Awards.
I film che andremo a sviscerare in questo articolo sono due attesissime nuove uscite di gennaio: uno è il nuovo lavoro del veterano Ridley Scott, “Tutti i soldi del mondo”, l’altro è “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” di Martin McDonagh, film che ha sbancato la notte dei Golden Globe con ben 6 candidature e 4 premi (tra cui Miglior Film Drammatico).

TUTTI I SOLDI DEL MONDO
Regia di Ridley Scott. Con Michelle Williams, Christopher Plummer, Mark Wahlberg, Charlie Plummer, Romain Duris. Titolo originale: All the Money in the World. Genere Biografico – USA, 2017, durata 132 minuti.

Dopo The Martian ed il deludente Alien Covenant, Ridley Scott riprende in mano la macchina da presa presentando “Tutti i soldi del mondo”. Il film narra l’incredibile vicenda del rapimento del nipote di Paul Getty (Christopher Plummer), petroliere ed allora uomo più ricco del mondo, John Paul Getty III (Charlie Plummer). L’avvenimento sconvolse il mondo intero.
Il film ha fatto parlare di sé già ben prima della sua uscita nelle sale, a causa di una particolare scelta di Scott: in seguito alle pesanti accuse sessuali piovute addosso a Kevin Spacey, inizialmente scelto per il ruolo del magnate nel film, ha pensato bene di tagliare tutte le scene già girate e di rimpiazzarlo in tempi record con Christopher Plummer, costringendo Michelle Williams, nei panni della madre di Getty III e Mark Wahlberg, nel ruolo dell’ex agente della CIA Fletcher Chace, a rigirare tutte le scene in cui comparivano insieme a Spacey.
Ma andiamo ad approfondire la pellicola. Il film è bello, molto. Ridley Scott è ormai una certezza nel mondo del cinema, da anni. Ma ci sono dei difetti e preferisco partire da quelli.

Subito dopo il prologo il ritmo è bassissimo, da rischio elevato di calo della palpebra. Gli attori italiani scelti per interpretare i rapitori ‘ndranghetisti sono improbabili (vedi Nicholas Vaporidis) e doppiano se stessi in maniera a dir poco ridicola. Ciò che mi è piaciuto meno è stata la scarsa fedeltà coi fatti realmente accaduti e le date completamente sbagliate. Si, ok, l’intenzione del regista di trasmettere un messaggio bla bla bla…ma un film che parla di una vicenda reale in cui la metà delle cose è falsa non è proprio una caratteristica ammirevole.
Il film sbalordisce però con una solidissima ed intrigante sceneggiatura, una grandissima cura nei dialoghi e una straordinaria caratterizzazione dei personaggi; lo spettatore riesce e non riesce ad identificarsi nel nipote di Getty, rapito e seviziato ma comunque parte di una “bella società”, quella di una Roma dagli echi felliniani splendidamente ricreata anche nei dettagli più piccoli, arrivando quasi a soffrire di una particolarissima sindrome di Stoccolma nei confronti dei rapitori.
Il vero fulcro della pellicola però è il multimiliardario Paul Getty, magistralmente interpretato da un Christopher Plummer in odore di Oscar: le sequenze con Getty protagonista riescono a focalizzare l’attenzione dello spettatore su quella che è la vera intenzione di Scott, ovvero non solo raccontare una brutta storia di tragedie familiari e ricatti, bensì denunciare il valore del denaro per l’uomo del ‘900, per il prototipo dell’essere umano del XXI secolo.

TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI
Regia di Martin McDonagh. Un film con Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Abbie Cornish, Lucas Hedges. Titolo originale: Three Billboards Outside Ebbing, Missouri. Genere Thriller – USA, Gran Bretagna, 2017, durata 115 minuti.

Dove siete disposti a spingervi per la verità? Qual è il vostro limite? Fino a che punto un essere umano può essere smosso dalla vendetta? Sono questi i quesiti a cui intende rispondere Martin McDonagh con Tre Manifesti a Ebbing, Missouri.
L’antefatto: la figlia di Mildred Hayes (Frances McDormand), Angela, è la vittima dell’omicidio con stupro che ha scosso la comunità di Ebbing, Missouri. Si possiede il DNA dell’assalitore ma non la sua identità, ancora incognita, e Mildred, dopo 7 mesi, non riesce ovviamente a darsi pace. Per riaccendere i riflettori sulla vicenda, che altrimenti sarebbe finita nel dimenticatoio, Mildred decide di affittare tre enormi spazi pubblicitari su una strada poco trafficata fuori città, in cui fa scrivere, in nero su sfondo rosso, forte e chiaro “RAPED WHILE DYING” (stuprata mentre moriva), “AND STILL NO ARREST?” (e ancora nessun arresto?) e “HOW COME, CHIEF WILLOUGHBY?” (come mai, capo Willoughby?).
In soldoni il succo è: perché la polizia ha rinunciato a cercare l’assassino? La società civile per intero, incluso il figlio maschio, non apprezza il gesto della donna, considerato poco “opportuno” tanto più che lo sceriffo è molto benvoluto dalla cittadinanza e, soprattutto, è malato gravemente di cancro. A notare per primo l’affissione e a incazzarsi particolarmente è l’agente Dixon, interpretato da Sam Rockwell – forse il personaggio più riuscito del film. Poliziotto un po’ tardo che a quarant’anni vive ancora con la madre, su quella sottile linea tra l’essere violento, razzista, omofobo per inerzia (ma unendo i puntini, possibile omosessuale represso stile colonnello di American Beauty) e la potenzialità di redenzione. Anche il personaggio di Harrelson, il quale visto il ruolo potrebbe facilmente scadere nello standard del “poliziotto stronzo”, in realtà è molto umano e attento a chi lo circonda. Frances McDormand interpreta una donna forte, fiera, che ha deciso coscientemente di non aver nulla da perdere, e se c’era bisogno di conferme si dimostra ancora una volta un’attrice immensa.
Le scene si susseguono ad un ritmo mai troppo accelerato ma mai dispersivo, c’è sempre un filo diretto tra cause ed effetti anche a volte a discapito dell’orientamento temporale.
Sul piano visivo la regia non compie evoluzioni miracolose, la cinepresa (quasi) sempre ad altezza d’uomo è indice perfetto di una storia umana ed incollata a terra, sebbene ci siano alcuni campi lunghi e alcune sequenze molto lunghe ben architettate che valorizzano moltissimo anche il lavoro attoriale. Sì da particolare importanza ai volti, alle espressioni e alle emozioni dei personaggi che in quel momento presenziano la scena, e ciò potenzia ancora di più la rete conflittuale di relazioni tra i personaggi. Lo studio calibrato vero e proprio però è indubbiamente sull’utilizzo narrativo dei colori: i colori neutri dominano le scene di vita quotidiana, anche il verde del manto d’erba che circonda casa di Mildred sembra spento, autunnale. E’ quando il rosso compare sulla scena che la trama subisce uno scossone: il rosso dei manifesti, il rosso del sangue, il rosso del fuoco, sempre riferito ad eventi di violenza e sofferenza.
Sam Rockwell interpreta alla grande un ignorante, nostalgico e con un rapporto iperprotettivo nei confronti della madre, ma che lascia trapelare una vena di ingenua bontà puntualmente celata da atteggiamenti e azioni beceri. Infine Frances McDormand senza dubbio la migliore del film, i suoi tratti duri ma estremamente emozionali sono perfetti per il ruolo per cui è stata scelta, in alcuni punti potremmo quasi dire che l’attrice sia emotivamente coinvolta per quanto risulti naturale anche nelle scene più complesse.

CONSIGLI E SCONSIGLI

Sono mesi che aspetto l’uscita de L’ORA PIU’ BUIA. Il 18 Gennaio è alle porte, finalmente. Altro consiglio: THE DISASTER ARTIST, con James Franco, nelle sale il 25.
Se doveste andare a guardare CINQUANTA SFUMATURE DI ROSSO vi prego di cambiare rubrica. Scherzo. Forse.

LA CHICCA

WHIPLASH
Un film di Damien Chazelle. Con Miles Teller, J. K. Simmons, Melissa Benoist, Paul Reiser, Austin Stowell. continua» Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 107 min. – USA 2014.

Vincitore di 3 premi Oscar (montaggio, sonoro e migliore attore non protagonista JK Simmons) il film del 30enne Damien Chazelle è un vero capolavoro.
La pellicola parla di Andrew, batterista col sogno di diventare un grande come Charlie Parker, e di Terrence Fletcher, inflessibile e spietato maestro.
L’interpretazione dei personaggi, la sceneggiatura, il montaggio mozzafiato, le musiche, tutto rende questo film quasi perfetto in ogni aspetto. Maestoso lavoro del regista di La La Land, non può non essere visto, ne rimarrete piacevolmente sorpresi.

A presto,
Ferdi

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