THE POST, CONSIGLI & SCONSIGLI E LE SERIE TV DEL MOMENTO

Con la Notte degli Oscar sempre più vicina, il livello dei film al cinema sale sempre più. Un turbinio di nuove uscite, di giovani promesse, nuove scoperte, vecchie certezze.
Oggi, però, oltre ad analizzare il nuovo attesissimo lavoro di Steven Spielberg, farò delle considerazioni sulle serie TV del momento.

THE POST
Regia di Steven Spielberg. Un film con Meryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford. Genere Biografico – USA, 2017, durata 118 minuti.

Convinto che la guerra condotta in Vietnam dal suo Paese costituisca una sciagura per la democrazia, Daniel Ellsberg, economista e uomo del Pentagono, divulga nel 1971 una parte dei documenti di un rapporto segreto, 7000 pagine che dettagliano l’implicazione militare e politica degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam. È il New York Times il primo a rivelare l’affaire. Il Washington Post (ri)mette mano ai documenti. E’ questo il contesto della nuova pellicola di Spielberg che con Maryl Streep e Tom Hanks va a creare un terzetto di mostri sacri che nemmeno all’All Star Game dell’NBA. 2 candidature (miglior film e migliore attrice non protagonista Maryl Streep….di nuovo!) per un thriller giornalistico tecnicamente impeccabile e dalla sceneggiatura lineare. La mano di Spielberg è evidente, si riconosce in alcuni dettagli (tipo la dissolvenza, tipica di Spielberg) ed è un piacere da ammirare. Le interpretazioni straordinarie di T. Hanks e della Streep contribuiscono ad alzare l’asticella in maniera considerevole. Meryl Streep dimostra ancora una volta la propria versatilità, indossando i panni di una donna solamente in apparenza fragile e confusa nel guidare la sua azienda, ma capace in realtà, nel momento del bisogno, di sfoderare un coraggio e una lungimiranza professionale senza pari.
La sceneggiatura è precisa, solida e asciutta nel ricostruire l’ambientazione storica, culturale e soprattutto il mondo dell’editoria e la vita di una redazione. “The Post” è una sorta di thriller giornalistico, dove non c’è in palio solo la libertà di stampa ma anche i diritti delle donne. La struttura narrativa è costruita in larga parte sul rapporto tra Katharine e Ben, editore e direttore, accomunati dalla stessa visione del giornalismo e dal desiderio di trasformare il Post, giornale locale all’epoca, in un quotidiano nazionale. La battaglia legale sui Pentagon Papers ha rappresentato uno storico spartiacque nel rapporto tra la Casa Bianca e la stampa. Fu solo l’anticamera del ciclone Watergate, che avrebbe poi portato alle dimissioni del Presidente Nixon.
“The Post” è un film che emoziona, e fa credere nella possibilità che possa esistere un giornalismo al servizio dell’opinione pubblica e non dei politici di turno.
Ci vorrebbero più Katherine Graham e Ben Bradlee, in questo mondo giornalistico fatto di faziosità e fake news.
Consigliatissimo.

CONSIGLI E SCONSIGLI

Consiglio di andare a vedere il film di Luca Guadagnino “Chiamami col tuo nome”, candidato a ben 4 Oscar (tra cui miglior film).
Vi prego di evitare di buttare soldi per porcherie tipo “Il vegetale”. Non alimentiamo la razza degli youtubers.

SERIE TV

THE END OF THE F***ING WORLD
Il comedy drama britannico in onda su Netflix è una perla imperdibile.
Si tratta di uno show ideato da Jonathan Entwistle e scritto da Charlie Covell: la sceneggiatura è un adattamento dell’omonimo fumetto di Charles Forman, e ripercorre le disavventure di due adolescenti molto particolari. Da una parte James (Alex Lawther, già noto a noi appassionati per la parte in un episodio di Black Mirror), che si ritiene uno psicopatico per via di un carattere introverso, sadico e disturbato, causato da alcuni shock emotivi vissuti durante l’infanzia; dall’altro lato troviamo invece Alyssa (Jessica Barden), ragazzina ribelle e lunatica, confinata in una situazione familiare che la vede maltrattata e non considerata. L’unione di questi due profili psicologici pronti ad esplodere, uniti a situazioni tristemente esilaranti, creeranno un mix incredibilmente funzionante, dipingendo i tratti di una serie tv formata da otto episodi (20 minuti ciascuno) carichi di emotività e momenti forse impossibili da dimenticare.

LA CASA DI CARTA
Titolo originale: LA CASA DE PAPEL

La vera finezza degli autori: trasformare una trama trita e ritrita (la rapina) in un’occasione per delineare e mettere a fuoco i tratti spigolosi e affascinanti di chi quella rapina si prepara a farla e poi la compie davvero. Certo, l’obiettivo di questa rapina non è un obiettivo qualunque, come accennavamo. Rapinare la zecca nazionale spagnola, il luogo dove semplici pezzi di carta diventano propriamente denaro, non è certo come rapinare una piccola gioielleria all’angolo della strada. E questo gli otto rapinatori lo sanno, e di fatti non mancano tensioni dovute a incomprensioni, malcontenti, divergenze. Ci sono i rapinatori coi loro ostaggi nell’edificio della zecca di stato, dunque, e c’è la polizia fuori dall’edificio a studiare piani e stratagemmi per risolvere la situazione in modo tale da salvare più vite possibili. Un cliché, insomma, dal mero punto di vista della struttura narrativa, ma di questo vi avevamo già avvisato. I cattivi da una parte (i rapinatori) e i buoni dall’altra (la polizia). Giusto? Sì, in teoria sì, starete ripetendo a voi stessi più o meno convintamente. Ma è proprio questo il punto. Ne La Casa di Carta nulla è giusto, nulla è sbagliato, e soprattutto niente diventa scontato nello sviluppo della trama (che invece lo è, come abbiamo visto, o quantomeno lo è l’idea di fondo). E allora vi ritroverete a empatizzare con i rapinatori, a sperare che ce la facciano davvero a fuggire dopo aver stampato 2400 milioni di euro (sì, avete letto bene: duemilaquattrocento milioni di euro), a tifare spudoratamente contro la polizia. Tutto questo perché la storia che La Casa di Carta ci racconta è una storia vera non nel senso letterale del termine, ma perché è una storia a cui lo spettatore crede davvero, dall’inizio alla fine. I personaggi sono veri perché in loro c’è la verità che in fondo appartiene anche un po’ a noi, che mai ci sogneremmo di rapinare una banca, figurati la zecca nazionale.

A presto,
Ferdi