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13 dicembre 2018

[8MM] LA FORMA DELL’ACQUA, IL FILO NASCOSTO E UNA CHICCA FIRMATA KASSOVITZ


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LA FORMA DELL’ACQUA – THE SHAPE OF WATER

Regia di Guillermo Del Toro. Un film Da vedere 2017 con Sally Hawkins, Michael Shannon (II), Richard Jenkins, Doug Jones, Michael Stuhlbarg. Titolo originale: The Shape of Water. Genere Drammatico – USA, 2017, durata 119 minuti.

Nella sua nuova opera, La forma dell’acqua, il visionario Guillermo del Toro racconta una fiaba gotica ricca di suggestioni fantasy, ambientata nel pieno della Guerra Fredda americana (siamo nel 1963) e incentrata su una giovane eroina senza voce. A causa del suo mutismo, l’addetta alle pulizie Elisa (Sally Hawkins) si sente intrappolata in un mondo di silenzio e solitudine, specchiandosi negli sguardi degli altri si vede come un essere incompleto e difettoso, così vive la routine quotidiana senza grosse ambizioni o aspettative. Incaricate di ripulire un laboratorio segreto, Elisa e la collega Zelda (Octavia Spencer) si imbattono per caso in un pericoloso esperimento governativo: una creatura squamosa dall’aspetto umanoide, tenuta in una vasca sigillata piena d’aqua.

Guillermo del Toro è un maestro dal punto di vista cinematografico. Questo non si discute e la bellezza estetica di questo lavoro ne è la riprova (qualora ce ne fosse bisogno). Quello che mette insieme dal punto di vista tecnico e visivo in questo film è strabiliante. Ed è proprio questo ciò che mi ha deluso.
La forma dell’acqua si presenta come un luogo comune su uno scolaretto: è bravo ma non si applica. Con quel comparto tecnico, con quell’idea, poteva e doveva fare di più.

Invece il risultato finale è un banalissimo film per famiglie adornato da scene per adulti sporadiche, prevedibile sin dai primi 15 minuti di pellicola.

Un incrocio tra La bella e la bestia e Il mostro della laguna nera. Uscito dal cinema ho avuto la stessa sensazione di quando ho visto Avatar (mi aveva ricordato Pochahontas, niente più e niente meno), con la differenza che con quest’ultimo non mi sono annoiato.

La fotografia, i colori, le ambientazioni e l’interpretazione degli attori (bravissimi) reggono benissimo il film e sono il vero motivo per cui non mi sono addormentato a fine primo tempo. Di avvincente non c’è nulla: la trama è scontata fino al midollo, i dialoghi sono al limite del ridicolo e l’impressione che mi ha dato è che il risultato finale volesse essere una riflessione (l’ennesima) neanche tanto forzata sull’alienazione dell’essere umano stigmatizzato, sul razzismo, sull’omofobia. Ancora.

Volete sapere qual è il vero capolavoro di Guillermo del Toro? Il titolo. La forma dell’acqua. E’ un titolo stupendo che mi ha attirato sin dal primo momento, sul quale il regista messicano ha detto delle parole meravigliose: “L’acqua prende la forma di tutto ciò che la contiene in quel momento e, anche se l’acqua può essere così delicata, resta anche la forza più potente e malleabile dell’universo. Vale anche per l’amore, non è vero? Non importa verso cosa lo rivolgiamo, l’amore resta sé stesso sia verso un uomo, una donna o una creatura.”

CONSIGLI E SCONSIGLI

Consiglio di andare a vedere Il filo nascosto (6 nomination tra cui Miglior film) con Daniel Day-Lewis, l’attore che nella storia ha vinto più Oscar da protagonista.
Sconsiglio (a malincuore) il nuovo film del mio idolo personale, Clint Eastwood. Il film si chiama 15:17 – Attacco al treno e parla dell’attacco terroristico sventato sul treno Amsterdam – Parigi. No. No, no e no.

LA CHICCA

L’ODIO

Un film di Mathieu Kassovitz. Con Abdel Ahmed Ghili, Saïd Taghmaoui, Hubert Koundé, Vincent Cassel, Karim Balkhandra, Edouard Montoute. continua» Titolo originale La haine. Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 95 min. – Francia 1995.

Molti di voi lo conosceranno già. E’ un film del ’95 diventato subito un cult. Questa è la pellicola che ha consacrato come attore un giovane Vincent Cassel, nei panni di un delinquente della banlieue. Kassovitz, meritatamente premiato per la migliore regia al Festival di Cannes, osserva la banlieue con la giusta distanza, con il coraggio di chi non teme di sporcarsi le mani. Il risultato è un film duro, ottimamente congegnato, stilisticamente perfetto, con una superba direzione attoriale. Un film coinvolgente, in cui i movimenti nervosi della macchina da presa e il montaggio serrato non lasciano tregua, così come il ritmo rap dello slang tipicamente periferico parlato dai protagonisti. Tre sbandati che provano, in maniera diversa, a stare a galla in un mondo condannato alla marginalità, destinato all’invisibilità, all’indifferenza infastidita della Parigi bene e all’incuranza della politica che si limita ad affidarlo ai trattamenti “speciali” della polizia, pronta a sfogare in periferia il peggio di sé. In un contesto metropolitano underground da guerriglia urbana, Vinz, Said e Hubert agiscono da soldati armati dall’odio, il proprio e quello altrui, in bilico tra la voglia di rispetto e la rassegnazione all’immutabilità della propria condizione.

A presto,
Ferdi

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