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20 ottobre 2018

Dogman, uno dei migliori film italiani degli ultimi anni


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DOGMAN

Regia di Matteo Garrone. Un film con Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Nunzia Schiano, Adamo Dionisi, Francesco Acquaroli. Genere Drammatico – Italia, 2018, durata 120 minuti.

“Dogman” è un film si rifà ad un vero fatto di cronaca, l’omicidio del “canaro” avvenuto a Roma ai danni di Giancarlo Ricci, pugile e criminale. Omicidio ancora oggi avvolto in un alone di mistero.
Garrone in realtà rielabora quella storia, aggiornandola ai nostri tempi, senza la pretesa né di reinventarla, né di ricalcarla a pieno.
Il film di Garrone è di una durezza e di un realismo a tratti devastanti, un pugno nello stomaco dello spettatore dal quale è difficile riprendersi nell’immediato.

È un film nel quale la violenza psicologica ed emotiva prendono il netto sopravvento sulla violenza fisica. Il personaggio di Marcello è colui che entra subito nelle grazie dello spettatore, sia per la sua debolezza, sia per l’amore verso i cani, per l’aspetto di uomo debole, per il suo fisico mingherlino e la voce stridula, per le ingiustizie e le angherie che è costretto a subire da Simone. Però si ha la percezione di qualcosa di strano in lui. La stessa sensazione che si prova davanti ad una bomba ad orologeria.

Garrone si discosta dagli eventi reali perchè non è di cronaca che vuole parlare con il suo film. La sua pellicola sembra quasi voler essere un omaggio agli spaghetti-western del Maestro Sergio Leone: il caldo villaggio del deserto viene qui sostituito da un quartiere dimenticato da Dio; il saloon è viene sostituito dalla sala slot nella quale si riuniscono i protagonisti; il cattivo, il tipico uomo senza scrupoli pronto ad opprimere senza pietà i più deboli, è anche qui presente nella figura di Simone; inoltre, come i vecchi western Leoniani ci insegnano, anche qui non abbiamo la presenza di personaggi totalmente “buoni”, perchè anche colui che potrebbe assumere questo ruolo, Marcello, ha un qualcosa di oscuro che lo accompagna e che diventa sempre più evidente man mano che la storia si evolve. In DOGMAN c’è un altro grandissimo protagonista: il silenzio.

E anche qui per chi, come me, è cresciuto a pane e Clint Eastwood, i rimandi ai vecchi western sono inevitabili: momenti di apparente nulla che invece si caricano di una febbrile attesa per ciò che potrebbe aver luogo.
Da un punto di vista prettamente tecnico, “Dogman” è stato diretto molto bene da Matteo Garrone, con alcune scelte di inquadrature e di movimenti di macchina da presa davvero notevoli.
Ottima la fotografia, che contribuisce nella costruzione di un’atmosfera quasi deprimente attorno ai protagonisti. Quasi mai si hanno momenti di “luce”, perché luce non deve esserci in ciò che lo spettatore sta guardando. Il grigio come colore predominante che sta a voler richiamare l’animo degli abitanti di questo quartiere sgangherato della periferia romana.

Due parole di elogio vanno rivolte ai due principali protagonisti del film: Edoardo Pesce è spaventoso nei panni del bullo Simone, sia fisicamente che negli atteggiamenti costruiti per il personaggio; Marcello Fonte, poi, è superlativo nel dar vita al suo (omonimo) personaggio, mettendo in risalto diverse sfaccettature che fanno di Marcello (il canaro) un uomo complesso, realistico. Meritato il recente premio come miglior attore durante il Festival di Cannes.
Nel complesso, quindi, ritengo “Dogman” come uno dei migliori prodotti che il cinema italiano abbia offerto negli ultimi anni.
Un film duro, crudo, che mette alla prova lo spettatore, ma che sa ripagare ampiamente le attese.

 

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