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21 ottobre 2018

La libertà non è star sopra un albero


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Lo so, la pioggia incessante delle scorse settimane è stata per molti noiosa e irritante eppure, per il lettore, ciò che da un lato è in grado di rovinare una gita in montagna o una passeggiata serale, dall’altro rappresenta un invito irresistibile: quello ad accoccolarsi sul divano la sera con una coperta e un libro ben sistemato sulla pancia.
Ed è proprio mentre le gocce d’acqua scorrevano sulle mie finestre che un tomo, da qualche anno in attesa sullo scaffale, ha deciso che era il momento di chiamarmi. Quel libro era LIBERTÀ di Jonathan Franzen.

Si tratta di un romanzo famigliare, considerato uno dei tentativi più significativi di scrivere quel “grande romanzo americano” che molti scrittori statunitensi sognano prima o poi di riuscire a redigere.

Un libro che ha avuto su di me un effetto magnetico, grazie alla scrittura di Franzen, fluida e scorrevole ma allo stesso tempo acuta e indagatrice.
Il titolo ci suggerisce già tutto, perché l’enorme perno su cui si costruisce tutta la narrazione è proprio questa immensa e sconvolgente parola: LIBERTÀ.
Libertà che diventa terreno di scontro sia nella quotidianità famigliare, che ad un livello più ampio, politico e mondiale e che, come presto capiremo durante la lettura, ha un significato sfuggevole.

Ci viene raccontata la storia dei Berglund che paiono inizialmente, allo sguardo superficiale del vicinato, una famiglia felice, perbene, moderna, progressista.
Addentrandoci nella narrazione veniamo a conoscenza pian piano delle incomprensioni, dei rancori, delle frustrazioni e dei limiti di ogni membro della famiglia e così le immagini ideali dell’inizio si sciolgono come maschere di cera, lasciando il posto a personaggi complessi, problematici, né buoni né cattivi proprio perché realmente umani.
C’è Patty, che da ex atleta e casalinga entusiasta, sembra invece rivelarsi sempre più infelice e attratta dall’uomo sbagliato. Walter, il marito, è un ambientalista e femminista con dei valori incrollabili, ma lo ritroveremo ad un certo punto inspiegabilmente in affari con delle società che estraggono carbone in West Virginia.
Il figlio Joey invece, tanto vezzeggiato e ammirato da piccolo, si trasferisce a vivere dai vicini dopo violente liti con i genitori; mentre Jessica, la figlia, sembra essere una ragazza modello, responsabile e studiosa, ma ha un rapporto quasi inesistente con la madre.
Altro personaggio di spicco è l’amico storico di famiglia, Richard Kats, musicista di successo dalla vita sregolata, che pare diametralmente opposto alla tranquilla famigliola… ma è in fondo così diverso?
Attraverso questi personaggi, Franzen analizza gli aspetti più controversi della famiglia e della società americana: i rapporti con i vicini, la smania di far carriera, le incomprensioni tra genitori e figli, l’incapacità degli stessi genitori di staccarsi dai propri figli, il sesso e il matrimonio, i desideri inespressi. I Berglund diventano il simbolo del nostro tempo, del nucleo familiare contemporaneo.
L’amore, più che aiutare nel tentativo di distruggere la barriera di incomprensioni tra gli esseri umani, sembra inspiegabilmente contribuire a fortificarla e innalzarla sempre più; ciò che emerge pagina dopo pagina è che la nostra Libertà e il modo in cui la utilizziamo influisce prima di tutto sulle persone che più amiamo, sui nostri famigliari.

Sullo sfondo della vicenda ci sono i primi anni 2000, il governo Bush, il punto di non ritorno segnato dall’11 settembre. Gli Stati Uniti in questo clima tentano di essere ancora quel paese che offre la Libertà di sfruttare al meglio i propri talenti, il paese del sogno americano, ma nel frattempo c’è anche un forte bisogno di una rielaborazione collettiva di ciò che è appena accaduto, un dramma che sta mettendo in discussione i significati di parole altisonanti come Verità e Libertà.
Ci si immagina che concetti grandiosi e universali come Libertà e Verità vadano di pari passo, eppure queste pagine sembrano suggerirci che nella società contemporanea siano in fondo ideali incompatibili tra loro.
È giusto mentire per un bene più grande? Anche fosse la “libertà umana universale”?
È giusto sacrificare la libertà nel nome della verità?
E ancora: troppa libertà distrugge la verità?
Tutte domande che non trovano pienamente risposta nel romanzo.

Il libro in questo modo ci fa riflettere sul significato che è in grado di assumere la parola libertà ai giorni nostri e mi spiace deludervi, non è un significato limpido e cristallino, ma torbido e ambiguo.
In un mondo dove tutto sembra essere alla portata di mano, tutto è accessibile ed interscambiabile, ha ancora senso parlare di libertà?
Troppa libertà mette in gabbia? Ci limita? Sembrerebbe un paradosso eppure pare essere questa la domanda provocatoria rivolta dall’autore al lettore.
Forse è il nostro concetto di Libertà che sarebbe da rivedere. Forse bisogna ricordare che la Libertà comporta senza dubbio anche grandi responsabilità personali nel modo in cui decidiamo di utilizzarla.
Forse ci sono libertà e LIBERTÀ.

Ed è ponendomi queste domande che alzo gli occhi dalle pagine, nella testa si agitano domande e pensieri, come sempre quando si legge un ottimo libro.
Nel frattempo, fuori ha smesso di piovere, lo sguardo vaga al di là dei vetri cercando di scorgere qualcosa. Di certo non vedrò la Dendroica Cerulea, l’uccellino azzurro spesso nominato all’interno del romanzo e presente anche in copertina, perché quella vive solo in America, ma forse una capinera o merlo sì. Forse scorgerò addirittura quel gufo che da un po’ di tempo si rifugia nel tronco dell’albero davanti a casa… quale più grande simbolo di libertà?

Sara

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