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22 agosto 2018

“Siate affamati, siate folli!”, nuova recensione a cura di Sara Strabla


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SIATE AFFAMATI, SIATE FOLLI!
“Il corpo che vuoi”; Alexandra Kleeman
Edizioni Black Coffee

Questo mese il mio consiglio librario cade su uno scritto che, ammetto, è piuttosto particolare. Sicuramente non è un libro in grado di incontrare il gusto di tutti, ma mi ha colpito parecchio e suscitato anche qualche riflessione interessante, perciò ho deciso a buon diritto di inserirlo nella rubrica. Prima di tutto vorrei parlarvi brevemente di Edizioni Black Coffee, una casa editrice indipendente della quale ho scoperto l’esistenza al Salone del libro di Torino dell’anno scorso e che secondo me merita davvero attenzione. Si tratta di un progetto editoriale dedicato alla letteratura nordamericana contemporanea, il catalogo è minimale, ma la scelta dei titoli è veramente ragionata e coerente, così come l’attenzione alle grafiche e ai materiali utilizzati.

“Il Corpo che vuoi” è un libro che parla di cibo e soprattutto del rapporto mentale con il cibo e di come la società e la pubblicità possano distorcere questo rapporto, che si traduce poi naturalmente nel rapporto che si ha con il proprio corpo.

La protagonista, nota semplicemente come A, trascorre le giornate estive persa nei suoi pensieri, mangiando solo ghiaccioli e qualche arancia, ma sognando davanti alla pubblicità in tv di addentare una Candy Kake, la merendina più famosa del momento. La sua vita si divide tra la coinquilina B, che tenta
sempre più inquietantemente di somigliarle ed emularla, e il suo ragazzo C, amante del junk food e soprattutto di qualsiasi programma passi in televisione. La situazione, già di per sé alienante e claustrofobica, diventa man mano sempre più bizzarra e disturbante e A si ritroverà sempre più spesso a vagare tra gli infiniti scaffali del Wally’s Supermarket in cerca delle agognate Candy Kake, tra file e file di prodotti lucidi, asettici e scintillanti, in un’atmosfera a metà strada tra un racconto di Kafka e una puntata di Black Mirror, circondata da commessi che hanno tutti lo stesso volto e che non possono dare indicazioni al cliente per non agevolare l’uscita dal centro commerciale, una via di mezzo tra un labirinto ed il paese dei balocchi.

L’atto del mangiare in questo libro è una sorta di lotta perenne con il proprio corpo e il cibo è sempre un elemento artefatto e rimaneggiato, che non ha più memoria della terra da cui è venuto; deve passare dallo schermo televisivo per essere considerato invitante e crea desiderio ma allo stesso tempo repulsione. Il dover mangiare per sopravvivere diventa così una costante fatica. La domanda sorge spontanea: se davvero siamo ciò che mangiamo, allora chi siamo nel profondo? E soprattutto che società stiamo costruendo?

Sara

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