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17 Gennaio 2019

[A PIE’ DI PAGINA] La casa che siamo: racconto emozionale di un’architettura, di Sara Strabla


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Che cos’è per noi La Casa?
Nel corso della storia umana, l’abitazione da semplice rifugio per ripararsi da tutto ciò che è esterno è diventata sempre più un luogo che ci identifica, che racconta agli altri chi siamo e nel quale noi stessi ci riconosciamo.
Personalmente mi ha sempre affascinato parecchio, entrando nelle case altrui, soffermarmi sui dettagli, quelli in vista e quelli un po’ nascosti, per provare a riconoscere in essi qualcosa degli abitanti o per scoprire di loro qualcosa di inedito e stupefacente. La Casa racchiude il nostro vissuto, riflette la nostra idea dello stare al mondo, conserva i nostri sogni e le nostre speranze.
Ed è stato proprio in un momento particolare della mia vita, mentre riflettevo sul concetto di abitazione proprio perché mi stavo barcamenando nell’ arredare la mia prima casetta in affitto, che mi sono imbattuta nella meravigliosa graphic novel di Paco Roca: “La Casa”.

Questo racconto edito Tunuè si apre con la morte di un anziano signore. I figli a distanza di un anno si ritrovano nella vecchia casa di campagna familiare tanto amata dal padre, per decidere insieme se venderla o tenerla. La permanenza di qualche giorno in questa dimora fa si che i tre fratelli ricordino con un velo di malinconia episodi della loro infanzia avvenuti proprio in quel luogo tempo addietro. Ogni angolo del cortile, ogni albero piantato in giardino, ogni tegola di quel tetto è un ricordo del padre, che ha costruito quella casa mattone su mattone seguendo un proprio sogno, tanti anni prima. La casa ha segnato ogni stagione della vita del padre: aspirazioni, giovinezza, solidità, costruzione, speranza per il futuro della famiglia, infine deperimento e spegnimento. Se per lui la casa era la realizzazione di un grande obiettivo, la passione di una vita, per i figli quelle pareti e quel terreno non
rappresentano un valore di per sé, ma valgono in quanto ricordo della loro fanciullezza e come simbolo della figura paterna.

Le tavole di Paco Roca, di tratto semplice e sincero, alternano ricordi e realtà, mettendo in luce come una casa possa essere un luogo intimo di riunione per una famiglia, come dei muri apparentemente senza vita possano trasformarsi in una corteccia che racchiude memorie e antichi legami, ma anche la possibilità di formarne di nuovi.

Questo racconto ci parla indirettamente del potere dell’architettura e a questo proposito vorrei citarvi qualche frase da un altro libricino interessante: “Le case che siamo” di Luca Molinari, un piccolo saggio che riflette sul significato di “Casa” e che si interroga sul ruolo dell’architettura contemporanea (ovviamente ve lo consiglio!)
“Niente è più importante dei luoghi che abitiamo, anche se crediamo di non accorgercene. E la casa, quel luogo che ci abita e che si veste intorno a noi fino a diventare parte della nostra anima, è probabilmente l’ambiente universale che ci è più necessario. Casa è una parola che ci accompagna in ogni momento. È necessità primaria, è desiderio, è forza, è famiglia, è costruzione, è guscio, è tormento e labirinto, sono i sensi, tutti, gli odori che dal naso e dal cuore diventano la memoria e la radice del nostro essere.”

Sara

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