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IL FANTASTICO MONDO DI BRUNA

Di Nadia Boioni

 

 

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di incontrare Bruna Arcaini, una donna carismatica e dal cuore molto dolce che già conoscevo per via della sua passione per le bambole e per la sua innata sensibilità per la vita, caratteristiche che ci hanno avvicinate parecchio alcuni anni fa.

Ma stavolta non è stato un semplice incontro come tanti altri avvenuti in passato, perché il luogo in cui ci siamo incontrate è quello che a me piace definire la sua seconda casa e di cui me ne aveva parecchio parlato, come dire, il suo regno che appare fin da subito incantato. Sì, perché il regno di cui sto parlando è una splendida cascina d’altri tempi che lei, con la complicità amorevole del marito, ha fatto rinascere da un terribile incendio che l’aveva completamente devastata e resa inagibile. Una cascina insomma che è completamente rinata, e assieme a lei a rinascere sono anche le 6.000 bambole che la stessa attualmente ospita, bambole di tutte le epoche e di tutte le versioni, appartenute realmente a generazioni di bambine ormai nonne e che forse hanno addirittura anche già terminato il loro passaggio in questa vita.

Ma lasciamo che sia lei a raccontarci un po’ di tutta questa magnifica realtà.

 

Bruna, quando hai iniziato ad avere questa forte passione per le bambole, e cosa ti ha spinta a collezionarle? Continua a leggere

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Palazzolo. “Donne, non abbiate paura di denunciare”: il punto della Lega Nord sulla questione femminicidio

La comunità palazzolese è ancora palesemente sconcertata e incredula dalla vicenda Bani. Lutto cittadino e cordoglio unanime nei confronti della famiglia della vittima. E ora?
Su questa vicenda il portavoce della Lega Nord Stefano Raccagni esprime alla redazione di Qui Palazzolo tutto il suo dispiacere umano per l’ennesimo femminicidio, questa volta accaduto a  Palazzolo e si rivolge direttamente alle donne invitandole a non avere paura di denunciare e rendere note alle forze dell’ordine vicende di violenza domestica che, se taciute, possono finire per degenerare.

“Reati come questo – puntualizza Raccagni – sono difficili da prevenire. E’, dunque, fondamentale denunciare situazioni simili” e rivolgendosi alle donne nello specifico “che spesso si annullano completamente quando si sposano con stranieri, soprattutto islamici” afferma “Aprite gli occhi prima di fare certe scelte.” Il portavoce della Lega punta il dito sulle differenze culturali e religiose con l’Islam che, a suo avviso, purtroppo incidono ancora a discapito delle donne. Donne che, spesso, finiscono per subire e cedere propri diritti anche per tutelare i figli nati da queste unioni.
“Il femminismo ha conquistato con fatica tanti diritti che per ‘amore’ spesso si decide di perdere – prosegue Raccagni – ma che amore è questo?”.

Una situazione complessa e delicata che sicuramente verrà discussa questa sera in Consiglio Comunale. Sempre in sede di Consiglio la Lega Nord presenterà una mozione per chiedere di trasformare la stazione dei carabinieri di Palazzolo in una Tenenza. “L’organico per gestire l’aumento della microcriminalità – spiega Raccagni – ha bisogno di essere implementato. Servono più pattugliamenti e maggiori controlli.”

Ma questa è un’altra faccenda…

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Abusi sulle donne, seicento casi dal 2010

Le vittime sono italiane e straniere: nella metà dei casi l’aggressore è il partner, solo nel 16% dei casi uno sconosciuto

(Foto Ansa)«Da cinque anni non opero più». Mentre lo dice non riesce a nascondere un po’ di amarezza: la dottoressa Mariagrazia Fontana è innanzitutto un chirurgo. Dopo venticinque anni di sala operatoria all’Ospedale Civile ha però deciso di passare in prima linea, al Pronto Soccorso. È a lei che si deve la creazione del Progetto accoglienza delle donne vittime di violenza, attivo dal 2010 al Pronto Soccorso dell’Ospedale Civile: «Un protocollo all’avanguardia in Italia» – spiega la dottoressa Fontana – «per cui Brescia è seconda solo alla Mangiagalli». Gli operatori del Civile sono addestrati a riconoscere i casi di violenza già dal triage, la prima accoglienza. «Quando abbiamo il sospetto che una donna sia stata vittima di violenza le attribuiamo automaticamente il codice giallo. La portiamo in una saletta dedicata, dove si rende conto di avere intorno a sé solo operatori sanitari. Degli estranei di cui si può fidare. E allontaniamo il partner sospetto». Continua a leggere

Rate, violenza ed orgoglio: una palazzolese racconta in numeri la sua storia difficile.

La drammatica vicenda di “Francesca” (di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi e sulla quale torneremo ad aggiornarvi) ha suscitato sul portale un interessante dibattito che ha visto coinvolte sopratutto le donne. Donne in difficoltà. Donne senza lavoro perchè non più ventenni, indipendenti perchè non più succubi. Donne che nonostante tutto proseguono e cercano una via dignitosa per vivere. Di seguito la storia difficile che Mara ha voluto condividere con i lettori di QuiPalazzolo.

La redazione 

“La mia storia è fatta di numeri:

Zero
I soldi da cui sono partita e da cui parto sempre ogni volta che tento di ricominciare. I soldi che non ci sono e che assillano ogni minuto della mia vita.

Uno.
Sono figlia unica. Tutti mi invidiano. Dovrei essere viziata e agiata. Non provengo da una famiglia ricca, ma di operai che ora sono pensionati. Hanno una casa, una pensione che gli permette ogni tanto di fare qualche pazzia, ma non hanno altro. Non sono figlia loro, io sono sbagliata per loro.

Due.
Io e il mio ex marito. Io il primo uomo della mia vita, non l’unico ma il primo, che ho sposato a vent’anni per amore, e non per forza. Che ho tentato di rendere mio, ma che non era mio. Che ho tentato di cambiare, ma che non si poteva cambiare. L’uomo che da ragazzo innamorato è diventato il mio carceriere perché la mamma gli aveva detto che se mi avesse permesso di uscire troppo spesso non mi sarei abituata a stare in casa. Eravamo proprio in due… due satelliti diversi, dei quali uno rincorre l’altro guardandosi riflesso nei suoi mari e credendo che anche l’altro sia uguale. Continua a leggere

8 marzo 2012, festa della donna. Ma le violenze non diminuiscono.

L’ultima, in ordine cronologico, si chiamava Gouesh Woldmichael Gebrehiwot, ma per tutti era “Elsa”. Di origini etiopi, aveva 24 anni e lavorava in un night a Parma. Secondo chi l’ha conosciuta era bellissima. E’ stata uccisa a colpi di pistola settimana scorsa da un uomo che conosceva. E con cui sembra avesse avuto una relazione. Poi c’è Lucia Bisceglie, 26 anni di Bari, sposata con figli. Venerdì il suo ex compagno le ha sparato al petto. Ora è ricoverata in ospedale.  Ventiquattro ore prima Michela (il nome è di fantasia ndr) 13 anni è uscita con il suo fidanzatino di 17 anni. Hanno litigato e lui l’ha colpita più volte alla testa con un sasso. Ora è in coma e potrebbe avere subito danni celebrali. Tre storie diverse con un unico filo conduttore: la violenza sulle donne. Solo nel 2011 sono state 18, secondo i primi dati, le donne uccise in Italia. Più di una alla settimana.
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