, , , , ,

Settembre è…Festa di Mura

di Nadia Boioni

Settembre è iniziato da poco, i colori nel panorama palazzolese stanno già mutando, anche il fiume sembra un po’ diverso sotto il cielo settembrino, sarà perché l’autunno si avvicina forse, i colori come da tradizione stagionale riescono a suscitare diverse emozioni in chi osserva l’ambiente che lo circonda, ed è così che Palazzolo muta, attendendo anche quest’anno l’arrivo di un’altra tradizione oltre ai colori autunnali, una tradizione che tutti conosciamo come “Festa di Mura”, una festa che anche quest’anno si svolgerà nella terza settimana di settembre e che ha origini piuttosto antiche, basta pensare che iniziò nel lontano 1936 subendo un arresto in tempo di guerra e che riprese incessantemente dal 1991 diventando una stabile festa nel calendario palazzolese a cui sono in molti a non rinunciare, ed i motivi per cui vivere questa festa sono realmente tanti, a partire dalla sfilata di apertura dell’Araldo con gli Sbandieratori e Musici di Mura, per non parlare dei vari spettacoli itineranti che sanno intrattenere il pubblico di ogni età attraverso eventi dal sapore medievale che trascinano tutti quanti in un’atmosfera unica che rimarrà nel cuore per molto tempo. Continua a leggere

, , , ,

IL FANTASTICO MONDO DI BRUNA

Di Nadia Boioni

 

 

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di incontrare Bruna Arcaini, una donna carismatica e dal cuore molto dolce che già conoscevo per via della sua passione per le bambole e per la sua innata sensibilità per la vita, caratteristiche che ci hanno avvicinate parecchio alcuni anni fa.

Ma stavolta non è stato un semplice incontro come tanti altri avvenuti in passato, perché il luogo in cui ci siamo incontrate è quello che a me piace definire la sua seconda casa e di cui me ne aveva parecchio parlato, come dire, il suo regno che appare fin da subito incantato. Sì, perché il regno di cui sto parlando è una splendida cascina d’altri tempi che lei, con la complicità amorevole del marito, ha fatto rinascere da un terribile incendio che l’aveva completamente devastata e resa inagibile. Una cascina insomma che è completamente rinata, e assieme a lei a rinascere sono anche le 6.000 bambole che la stessa attualmente ospita, bambole di tutte le epoche e di tutte le versioni, appartenute realmente a generazioni di bambine ormai nonne e che forse hanno addirittura anche già terminato il loro passaggio in questa vita.

Ma lasciamo che sia lei a raccontarci un po’ di tutta questa magnifica realtà.

 

Bruna, quando hai iniziato ad avere questa forte passione per le bambole, e cosa ti ha spinta a collezionarle? Continua a leggere

Il tornado del ’95

(Dalla sezione “Storie” il racconto di Giorgia Vezzoli sul tornado che nel 95 ha colpito Palazzolo e dintorni. Buona lettura…)

Una lingua d’aria alta più delle montagne sferza a velocità inverosimile fra i pali della luce.
Non è una prateria del Kansas, è Cividino. Estate del ’95.
E’ bastata quella foto sulla pagina di Qui Palazzolo per farmi tornare in mente quel giorno.
Il 3 luglio del 1995 uscivo da una fabbrica a bordo di un Ciao.
Era brutto il Ciao nero di mio fratello, anche se aveva un adesivo dei Rolling Stones che gli dava un’aria alternativa, e soprattutto era lento.
Molto lento.
Quando uscivo con le amiche, il mio motorino, che era il più vecchio di tutti, rimaneva sempre indietro.
Anche quella volta, con la tromba d’aria che ci passava accanto, rimase indietro.
Quell’estate trascorsi in fabbrica i mesi di giugno e luglio.
Avevo appena compiuto i diciottanni, frequentavo il liceo e in agosto, per la prima volta, sarei andata in vacanza da sola con le mie amiche.
Le mie amiche quella vacanza se la sarebbero dovuta guadagnare lavorando.
A me quest’incombenza in famiglia era stata risparmiata ma il mio orgoglio mi aveva impedito di sfruttare quel vantaggio. Io non volevo privilegi, io volevo essere come le mie amiche.
Così, quell’anno, in fabbrica a guadagnarmi le vacanze estive ci andai pure io.
Ricordo ancora il primo giorno.
Tutte le mie amiche erano state mandate ai tavoli di lavoro.
Io fui messa alle macchine.
Ricordo che domandai il motivo di quella scelta al responsabile, il quale per tutta risposta andò a chiamare il titolare.
Il titolare arrivò e disse: «C’è qualche problema? Perché se c’è qualche problema, puoi anche andare via» tanto per chiarire subito quale fosse il mio posto nella scala gerarchica di quell’universo.
I giorni successivi non furono migliori.
In reparto non si poteva parlare. Le mie amiche riuscirono ad arginare parzialmente il problema cantando. Cantare si poteva. Bastava non comunicare.
Cantando, si inventavano parole e si conversava di nascosto.
A me era precluso anche quello.
Ero stata messa alle macchine e le mie amiche, alle macchine, non c’erano.
Era il regno delle operaie più grandi, quello, lavoratrici che dopo un mese e mezzo non se ne sarebbero andate via come noi, ma avrebbero continuato a lavorare nell’inferno.
Di nessuna ci si poteva fidare. Molte, consumate dall’ambiente, si erano incattivite.
Di una, però, ho un bel ricordo: una dolce signora, che di quel lavoro aveva molto bisogno.
Quella mamma mi aveva preso in simpatia, ma la nostra complicità fu arginata presto.
Siccome non c’era verso di addomesticarmi, il responsabile mi impedì di comunicare con l’umanità costruendomi intorno una sorta di bunker fatto di scatole di cartone.
Ancora oggi quando penso a una cosa molto stupida mi viene in mente un bunker di cartone.
Una delle mie amiche, un giorno, chiese di poter essere esonerata dal trasporto dei sacchi perché aveva un problema alla schiena. Non fu ascoltata e credo anzi gliene diedero di più pesanti.
La mia amica sopportò per giorni. Poi, verso la fine della nostra permanenza, sbottò.
«Lei è un mentecatto!» gridò al responsabile montando sul motorino fra gli applausi.
Mi stupì l’eleganza dell’insulto.
Il pomeriggio di quel 3 luglio del ‘95 eravamo tutte là, all’uscita della fabbrica, ferme sui nostri motorini.
Davanti a noi furoreggiava, minaccioso, l’altissimo cono mulinante del tornado.
Nessuna, prima di allora, aveva mai visto un tornado dal vivo.
Dove sarebbe andato? Da che parte avrebbe proseguito il suo percorso?
Se il tornando si stava avvicinando, allora si doveva scappare.
Se invece si stava dirigendo verso le nostre case, sarebbe stato meglio attendere.
A noi sembrò che si stesse avvicinando, così ci muovemmo: nel dubbio, meglio la fuga che l’attesa della morte. Soprattutto se l’attesa era nel parcheggio grigio di una fabbrica a luglio.
Fuggimmo a bordo dei nostri motorini.
Naturalmente, io restai indietro. Il Ciao nero di mio fratello era lento e lo fu anche in quel tragico giorno.
Le mie amiche mi distanziarono presto svoltando nei pressi delle loro abitazioni.
Io guidai fino a Palazzolo e, quando giunsi in piazzetta degli Alpini, mi accolse uno scenario apocalittico: rami, forse tronchi, riversi per strada che mi costrinsero a uno slalom difficoltoso, aghi di pino per terra, persino un camion ribaltato vicino alla fontana.
La tromba d’aria doveva essere appena passata. Se fossi arrivata poco prima, non sarei sopravvissuta.
Ma io, per fortuna, ero rimasta indietro.

(Giorgia Vezzoli)

“ANOMALIE”: IN ANTEPRIMA PER QUIPALAZZOLO.IT LA PRIMA PUNTATA DEL ROMANZO DI MASSIMO EGO

Il blog continua a sperimentare – ne approfittiamo per ringraziare tutti i Palazzolesi che quotidianamente ci leggono sia sul blog che sulla popolarissima pagina Fb – e da oggi si arricchirà di una nuova sezione STORIE che raccoglierà i lavori degli scrittori palazzolesi. Partiamo con Massimo Ego che ci presenta la prima puntata di ANOMALIE, romanzo avvincente che ci accompagnerà nei prossimi mesi in una vetrina speciale.

Chiunque volesse contattare l’autore può scrivere a massimoego@libero.it o contattare l’autore sulla sua pagina Facebook. Per acquistare il libro clicca qui

Ps. Per inviare il tuo manoscritto scrivi a quipalazzolo@gmail.com

Buona lettura:


(CLICCA SULL’IMMAGINE PER SFOGLIARE LA PRIMA PUNTATA DEL ROMANZO)

, ,

ANOMALIE, IN USCITA IL NUOVO ROMANZO DEL PALAZZOLESE MASSIMO EGO

backgroundCon il romanzo ANOMALIE di Massimo Ego il blog apre una nuova sezione dedicata agli scrittori palazzolesi. Da sabato 2 novembre sarà possibile leggere il romanzo a puntate direttamente sul blog. Per inviarci i vostri scritti la mail è quipalazzolo@gmail.com.
Stay tuned.

LA STORIA
Anomalie racconta gli incontri e gli scontri di una serie di surreali personaggi aggrovigliati tra loro in un maestoso “piano sequenza”. La trama, infatti, non è mai interrotta, non subisce mai un “taglio” nello spazio o nel tempo. E’ come se tutta la vicenda fosse seguita da un occhio invisibile che non si chiude mai, nemmeno alla fine di ogni capitolo quando uno dei protagonisti viene “eliminato” dalla narrazione, quasi facesse parte di uno spietato reality show. Mano a mano che si prosegue nella lettura, la rosa dei personaggi diventa sempre più rarefatta, il ritmo diviene sempre più incalzante e la storia prende più forma, snodandosi in clamorosi colpi di scena fino al travolgente finale.

Continua a leggere