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Adro, ancora caos: la scuola è troppo piccola.

Non bastasse lo scontro sui simboli ad Adro, la scuola apre un altro fronte relativo all’inadeguatezza dell’edificio rispetto alle esigenze di insegnanti e bambini.
Le osservazioni del Consiglio di istituto (Cdi) in cui sono rappresentati docenti e genitori inviate al sindaco a maggio, quando era possibile intervenire sul progetto, non sono state prese in considerazione. Il documento del Cdi osservando che nel 2008/2009 le tre scuole disponevano di 4 aule per la materna, 15 per la primaria e 11 per la media, faceva notare che il progetto prevedeva aule sufficienti per materna e primaria, quest’ultima con 5 aule in più, ma non per la media, con due aule in meno nonostante il prevedibile aumento di alunni.

Il documento ha poi definito «inadeguati» gli accessi alle tre strutture «per le aree esterne ai cancelli, per i percorsi interni, solo due metri, per i varchi di solo 1,5 metri» con l’accesso alla materna sul marciapiede a ridosso «dell’accesso al parcheggio con evidente pericolosità».
Altro punto dolente la mancanza di un’aula insegnanti per le medie e di una sala per le riunioni del Cdi e del Collegio docenti che la scorsa settimana infatti si è riunito nel salone della casa di riposo.
Le osservazioni, inascoltate, ha confermato Franco Gafforelli, segretario del Cdi, hanno anche rilevato l’inadeguatezza dei servizi igienici. Quanto all’area esterna il documento ha osservato che la superficie complessiva di 23.200 mq è «significativamente più piccola dell’esistente», mentre la collocazione «a ridosso della viabilità di interconnessione comunale con significativo carico veicolare» non ha previsto alcun sistema di abbattimento degli inquinanti e dei rumori del traffico.

(fonte: bresciaoggi)

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Brescia, "pattumiera" della Lombardia

Brescia è il fanalino di coda della Lombardia nella raccolta differenziata dei rifiuti. Nella nostra provincia la percentuale di raccolta è ferma infatti al 39,5% mentre la media regionale è attestata al 47%, con punte che superano il 50% in zone particolarmente virtuose come Bergamo, Cremona, Lecco, Varese e Lodi. Peggio della provincia bresciana solamente Pavia, con una raccolta differenziata fissata solamente al 27,4%.
Il dato sconfortante emerge dal seminario sulle politiche di smaltimento dei rifiuti in Lombardia promosso ieri in Consiglio regionale dall’IReR, l’istituto di ricerca e statistica della regione.

Dall’incontro è risultato un quadro a luci ed ombre. Regione Lombardia spende ogni anno 1.143,412 milioni di euro per la gestione dell’igiene urbana, pari a 118,30 euro all’anno per abitante. La cifra comprende una lunga serie di voci che vanno dai costi sostenuti dall’ amministrazione per pulire le strade alla cantierazione di politiche per un più efficace smaltimento dei rifiuti. La Lombardia, pur confermandosi il maggior produttore di rifiuti a livello nazionale, ha ottenuto il primato nazionale nello smaltimento, portando in discarica la minore quantità di rifiuti urbani (1,8%) rispetto al totale prodotto. Negli ultimi otto anni infatti, la regione è riuscita ad abbattere del 79% la percentuale dei rifiuti lasciati nell’ indifferenziata e nel contempo, tramite la raccolta differenziata, ha incrementato del 77% il recupero dei materiali dismessi e dell’energia. Per quanto riguarda Brescia, nonostante la raccolta differenziata stenti a decollare, la nostra provincia risulta la seconda in Lombardia, dopo Milano, ad aver avviato a termovalorizzazione la quantità più elevata di rifiuti, 395.549 tonnellate nel 2008.

DEL RESTO, a leggere il dossier fornito dall’IReR, di materiale da bruciare ne abbiamo davvero molto. Risulta infatti che Brescia è prima nella classifica lombarda per la produzione di pro capite di rifiuti urbani, con 613,3 chilogrammi di rifiuti per abitante generati ogni anno. La produzione totale lombarda di rifiuti si è attestata nel 2007 intorno ai 20 milioni di tonnellate, di cui 1,8 milioni classificati come pericolosi. La Lombardia poi produce da sola il 20% dei rifiuti speciali non pericolosi e il 30% di quelli pericolosi dell’intero Paese.
Negli ultimi sette anni la produzione di questo tipo particolare di rifiuto è aumentata in Lombardia del 47% ma, a differenza dei rifiuti urbani, il destino dei rifiuti speciali lombardi per il 25% dei casi è la semplice discarica e non la raccolta differenziata. Ecco allora che si torna a parlare della nostra provincia perchè proprio qui si concentra il maggior numero di discariche qualificate per trattare i rifiuti speciali, ed è sempre da noi che viene generato il maggior quantitativo di questi rifiuti. Brescia è infatti la prima produttrice di rifiuto da lavorazione industriale con 3.397.905,7 tonnellate nel 2007, seguita da Milano (2.876.612,9 tonnellate) e Bergamo (1.709.426,4 tonnellate). Questa eccezionale presenza di rifiuti speciali e di 11 impianti di smaltimento degli stessi, i numeri sono i più alti di tutta la Lombardia, tratteggiano una realtà complessa che in parte si spiega con la presenza di grandi impianti produttivi industriali e in parte con la creazione nel Bresciano di poli specializzati nel settore del trattamento di questi particolari rifiuti.

A LIVELLO NAZIONALE il decreto legislativo 152 del 2006, integrato dalle normative europee del 2008, fissa i prossimi obiettivi di raccolta differenziata al 60% per il 2011 ed al 65% entro il 2012. La Lombardia sta puntando ad ottenere la realizzazione della raccolta differenziata al 50% su tutto il suo territorio, richiamando i cittadini ad uno sforzo comune. Gianbattista Ferrari, consigliere regionale del Pd e membro della commissione Ambiente, ha così commentato che «Il tema, dopo i buoni passi avanti compiuti dai comuni lombardi, è decisivo e non può essere lasciato solo alle innovazioni volontarie delle imprese e del mercato. In Consiglio giace da due anni un progetto di legge del Pd per promuovere con più forza la riduzione dei rifiuti. A Brescia, provincia scelta come “pilota” dalla Regione per la sperimentazione nella riduzione dei rifiuti, i risultati tardano a venire. In molti ambiti siamo ancora alla sperimentazione embrionale».
Il presidente del consiglio regionale Davide Boni ha invece sottolineato che «la vera sfida per i prossimi cinque anni sarà quella di elevare la qualità della vita dei cittadini lombardi ed è per questo motivo che il tema dello smaltimento dei rifiuti acquisisce più che mai un’importanza fondamentale».

(fonte: bresciaoggi)

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Mairano. Scuola d’ecologia per pulire il paese.

Nasce a Mairano su volontà dell’amministrazione comunale una scuola pratica di Ecologia: l’obiettivo è coinvolgere i residenti di ogni età nella pulizia del proprio paese da cartacce e rifiuti troppo spesso abbandonati da chi ha il senso civico sotto i tacchi delle scarpe.
L’iniziativa è stata battezzata «My time for Myrano» (giocando con le sillabe anglofone si traduce «il mio tempo per la mia Mairano») ed è una campagna di formazione ambientale per giornate dedicate alla valorizzazione degli spazi verdi ed urbani. A volerla ed organizzarla il sindaco Vincenzo Lanzoni l’assessore all’Ecologia Adriano Tambalotti e i consiglieri Giacomo Pedrotti (delega alle associazioni) e Davide Garletti (decoro urbano).
«C’è un grande lavoro culturale da fare in merito al decoro urbano – taglia corto il primo cittadino – ma coinvolgendo e sensibilizzando persone di tutte le età possiamo insieme ottenere dei risultati e una nuova mentalità».
I volontari della ramazza si troveranno una volta al mese e si sceglieranno «zone del paese decentrate – spiega Garletti – come l’area artigianale a ridosso della Quinzanese, dove è più facile trovare rifiuti abbandonati da persone poco rispettose»

(fonte: bresciaoggi)

Palazzolo: il Comune vuole realizzare una pista ciclo-pedonale in Via Pontoglio

Il Comune di Palazzolo parteciperà al bando per l’assegnazione di cofinanziamenti per la realizzazione di interventi situati sul territorio regionale proponendo il progetto per la formazione di una pista ciclo-pedonale in Via Pontoglio, che per le sue caratteristiche può rientrare nelle tipologie degli interventi previsti dal bando regionale.

La giunta comunale (Sala, Bertoli, Lancini, Stucchi, Turra, Turra R., Urgnani), ad eccezione dell’assente assessore Raccagni, ha all’unanimità approvato il progetto esecutivo denominato “Intervento per lo sviluppo della mobilità ciclistica: formazione di pista ciclo-pedonale in Via Pontoglio”,
redatto dal professionista incaricato Ing. Pietro Brianza, con studio a Brescia, che prevede una spesa complessiva di € 280.000,00 dei quali € 214.500,00 per opere, € 5.500,00 per oneri della
sicurezza non soggetti a ribasso, oltre ad € 60.000,00 per somme a disposizione dell’Amministrazione Comunale.

di quipalazzolo.blogspot.com
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La mafia in Lombardia esiste

Ha il sapore buono della responsabilità la decisione di oggi in Regione Lombardia di istituire un comitato (di cui faccio parte) che in tempi stretti possa scrivere una proposta di legge quadro sulla questione della criminalità organizzata. Innanzitutto perché nasce da un’idea fresca e senza tatticismi intorno ad un tavolo di prima mattina con i buoni consigli di LIBERA LOMBARDIA e si trasforma in metodo operativo in meno di un’ora nella II Commissione; e poi perché è una visione ancora più ambiziosa del punto di partenza (la nostra proposta di legge 12 presentata il 18 maggio di quest’anno).

Oggi, almeno questo è ottenuto, la mafia in Lombardia esiste e la Lombardia vuole parlarne. I “negazionisti” si avviano, finalmente, ad essere un’ingiustificabile razza in estinzione e sul tema non c’è più possibilità di non parlarne come copertura: una proposta di legge diventa, nei suoi passaggi in Commissione e Consiglio, un percorso obbligato di sì o di no, di dichiarazioni di voto e discussioni a viso aperto. Uno spiffero di consapevolezza e responsabilità sotto gli occhi di tutti.

Eppure questo è il primo passo di un cammino che non sarà né facile né banale: qualcuno giocherà a fare il più antimafioso degli altri, qualcun altro potrebbe essere sospettosamente garantista, qualcuno vorrà allargare tanto perché alla fine non se ne faccia niente oppure potrebbe sbucare all’ultimo momento l’artifizio di qualche leguleio che affossa il passo. Oggi il passo è di quelli che contano: dimenticare (tutti) la casacca di partito e vestire la maglietta della responsabilità.